Ha scritto il filologo Michele Barbi: «Opere più dotte se ne hanno in gran numero nel Medioevo, ma non opere in cui vibri tanto sentimento e riluca un così alto ideale umano. Accanto quindi alle parti puramente dottrinali, anch’esse notevoli per chiarezza e vigore di trattazione, si hanno pagine vive, calde, colorite; e non occorre ricordare le pagine in cui si discorre dell’esilio, quelle in difesa del volgare, e quelle in cui vien rappresentata la nobiltà della vita umana nelle sue varie età».
Il Convivio, del resto, si distingue dalle affini opere enciclopediche medievali per il fatto che qui il «banchetto di sapienza» è imbandito da un poeta. Il sapere, in quest’opera, è investito dalla fantasia e dal sentimento di Dante, che è, appunto, prima di tutto un poeta. Così, l’indagine dottrinale si fonde continuamente con l’indagine del cuore umano e con l’estro dell’immaginazione letteraria. E infatti non poche immagini e considerazioni passeranno in seguito dal Convivio alla Divina Commedia.

T13 Il naturale desiderio di conoscere

Convivio, I, 1, 1-7