La devastazione della casa e il processo
Mentre Dante è a Roma, impegnato nell’ambasceria presso papa Bonifacio VIII, a Firenze rientrano trionfanti Corso Donati e gli altri guelfi neri precedentemente banditi. Per alcuni giorni, in città e nel contado, i neri, in preda alla sete di vendetta, compiono ogni sorta di violenze. La casa di Dante viene devastata.
Presto, però, la vendetta di parte assume l’ipocrisia delle forme legali: una legge speciale conferisce al podestà l’incarico di riaprire un’inchiesta sull’operato dei priori degli anni 1300 e 1301, sebbene essi fossero già stati assolti in un’inchiesta precedente. Dante non rientra a Firenze: la notizia del trionfo dei neri lo trattiene dal mettere piede nel territorio fiorentino. Il 17 gennaio 1302 viene citato a comparire davanti al podestà per difendersi dalle accuse: la principale è quella di baratteria (ossia di frode), allora comunemente usata contro gli avversari politici.
