Ma pur, non potendo cessare di domandarla di quello che opposto l’era, le disse: «Madonna, come voi vedete, qui è Rinaldo vostro marito e duolsi di voi, la quale egli dice che ha con altro uomo trovata in adulterio; e per ciò domanda che io, secondo che uno statuto che ci è vuole, faccendovi morire di ciò vi punisca; ma ciò far non posso se voi nol confessate, e per ciò guardate bene quello che voi rispondete, e ditemi se vero è quello di che vostro marito v’accusa». La donna, senza sbigottire punto, con voce assai piacevole rispose: «Messere, egli è vero che Rinaldo è mio marito e che egli questa notte passata mi trovò nelle braccia di Lazzarino, nelle quali io sono, per buono e per perfetto amore che io gli porto, molte volte stata, né questo negherei mai; ma come io son certa che voi sapete, le leggi deono esser comuni e fatte con consentimento di coloro a cui toccano. Le quali cose di questa non avvengono, ché essa solamente le donne tapinelle costrigne, le quali molto meglio che gli uomini potrebbero a molti sodisfare; e oltre a questo, non che alcuna donna, quando fatta fu, ci prestasse consentimento, ma niuna ce ne fu mai chiamata: per le quali cose meritamente malvagia si può chiamare. E se voi volete, in pregiudicio del mio corpo e della vostra anima, esser di quella essecutore, a voi sta; ma, avanti che a alcuna cosa giudicar procediate, vi priego che una piccola grazia mi facciate, cioè che voi il mio marito domandiate se io ogni volta e quante volte a lui piaceva, senza dir mai di no, io di me stessa gli concedeva intera copia o no». A che Rinaldo, senza aspettare che il podestà il domandasse, prestamente rispose che senza alcun dubbio la donna a ogni sua richiesta gli aveva di sé ogni suo piacer conceduto. «Adunque», seguì prestamente la donna, «domando io voi, messer podestà, se egli ha sempre di me preso quello che gli è bisognato e piaciuto, io che doveva fare o debbo di quel che gli avanza? debbolo io gittare a’ cani? non è egli molto meglio servirne un gentile uomo che più che sé m’ama, che lasciarlo perdere o guastare?». 30 22 23 24 35 25 40 26 27 28 29 45 30 31 32 33 50 55 34 non potendo evitare di porle domande relative al fatto del quale era accusata. si lamenta di voi. in base a quanto stabilisce una legge che vige qui ( ), a Prato. senza alcun timore. le leggi devono essere uguali per tutti ( ) e fatte con l’approvazione di coloro a cui esse si riferiscono. ma queste due caratteristiche non si applicano a questa legge (quella a cui il magistrato ha fatto pocanzi riferimento). poverette. nessuna donna, quando fu varata questa legge, ha dato a essa la propria approvazione né alcuna donna è stata consultata in proposito. con danno. avete il diritto di farlo. prima. mi sia concessa interamente oppure no. gli rimane d’avanzo, è troppo abbondante perché egli possa servirsene. 22 non potendo… opposto l’era: 23 duolsi: 24 secondo che… vuole: ci 25 senza sbigottire punto: 26 le leggi… a cui toccano: comuni 27 Le quali… non avvengono: 28 tapinelle: 29 non che… mai chiamata: 30 in pregiudicio: 31 a voi sta: 32 avanti: 33 io di me stessa… o no: 34 gli avanza: