La varietà cromatica della scena
Le ultime stanze riportate (ottave 43-45) evidenziano infine la grande abilità di Poliziano nell’accostare colori, immagini e sensazioni. Un vero tripudio cromatico accompagna infatti l’apparizione di Simonetta. In particolare nell’ottava 43, il poeta conferisce alla scena una visività trasognata, che dissolve la figura della donna nella leggerezza e nella radiosa luminosità di un sogno. L’aggettivo candida, replicato due volte nello stesso verso (v. 113), rende il verginale biancore della ninfa e la purezza del suo abito (e non va dimenticato che candido era anche il velo con il quale la ninfa era avvolta, v. 71). Il bianco della veste è però trapunto dai vivaci colori delle rose, dei fiori e dell’erba: Poliziano usa non a caso l’aggettivo dipinta (v. 114) e poco dopo, nell’ottava 44, dipinto (v. 126) per designare il colorito bianco e rosato del viso della donna.