intrecci STORIA Addio, cortesia! Le armi da fuoco e la crisi dei valori cavallereschi Un codice etico in declino La singolar tenzone tra Orlando e Agricane non si limita a far fronteggiare due interpretazioni della figura del nobiluomo e due visioni antitetiche della cortesia. L’episodio costituisce un manifesto dell’educazione cavalleresca tradizionale, quell’insieme di norme di fedeltà, virtù, pietà e lealtà che Boiardo intende celebrare, calando nel raffinato mondo della corte valori destinati presto a tramontare. L’onore del duello, il galateo tra i contendenti, il rispetto della parola data, la generosità nei confronti del vinto rientrano in un codice preciso fatto di inderogabili requisiti morali. Ma questo orizzonte eroico e cortese entra in crisi subito dopo le ultime, nostalgiche celebrazioni di Boiardo. Già nelle battaglie dei primi anni del Cinquecento si coglie una novità che insidia l’immaginario eroico della letteratura cavalleresca: l’artiglieria e la fanteria acquistano importanza e mandano in archivio gli ultimi sostenitori del vecchio stile di combattimento, basato sul confronto ad armi pari. Il valore individuale che decideva i duelli all’ultimo sangue inizia a contare poco o nulla, se confrontato con i fattori che decretano davvero vincitori e vinti: la superiorità numerica dei fanti ma soprattutto il possesso delle armi. L’assedio di Costantinopoli del 1453, da una miniatura del XV secolo. Nuovi strumenti di morte Sappiamo che la prima occasione nella quale l’uso delle armi da fuoco, in particolare dei cannoni, risulta determinante è l’assedio di Costantinopoli, espugnata nel 1453. Quarant’anni dopo desta grande impressione il parco di cannoni che accompagna, nel 1494, Carlo VIII nella sua spedizione in Italia per conquistare il Regno di Napoli. Tuttavia non tutti comprendono subito le potenzialità di questi strumenti micidiali: per esempio, nel trattato , Niccolò Machiavelli sottovaluta l’incidenza dell’artiglieria nelle battaglie campali, ritenendola utile solo negli assedi o come strumento per incutere terrore ai combattenti non professionisti. Dell’arte della guerra