Le parole dello scrittore contemporaneo Luigi da Porto tracciano un efficace ritratto di questo ecclesiastico ambizioso e, insieme, fine diplomatico, intelligente politico, nonché valoroso uomo di guerra, associato dal fratello Alfonso alla guida dello Stato: «È il cardinal d’Este, fratello del duca, il più disposto corpo con il più fiero animo, che mai alcuno della sua casa avesse… Piacciono a costui gli uomini valorosi, e, quantunque sia prete, ne ha sempre molti dattorno». Da questo momento la vita di Ludovico sarà divisa tra due attività: quella fastidiosa, ma necessaria alla sussistenza della famiglia, di alla corte del cardinale Ippolito d’Este, che gli affida missioni diplomatiche sempre più importanti e delicate, e quella prediletta di , che lo impegna nella stesura di un’opera che sviluppa le vicende dell’ del conterraneo Boiardo. Nel 1513 Ludovico incontra, a Firenze, , moglie di Tito Strozzi, un ricco mercante ferrarese in affari con i membri della corte estense. Il poeta, che in precedenza aveva avuto due figli illegittimi da due domestiche, si innamora della donna, destinata a diventare la sua musa: nel 1515, alla morte di Strozzi, intraprende una relazione con lei ma potrà sposarla solo in tarda età (intorno al 1528) e in segreto, per non perdere lui un beneficio ecclesiastico e lei l’eredità del cospicuo patrimonio del marito. funzionario poeta Orlando innamorato Alessandra Benucci 1508: La Cassaria 1509: I Suppositi Prima edizione dell’ 1516: Orlando furioso cronache dal passato LA CONGIURA DI DON GIULIO Il fratello escluso Nel 1505 il duca di Ferrara Ercole I d’Este muore, e gli succede il duca Alfonso, suo primogenito. Alfonso era stato un giovane turbolento, insensibile all’arte, amante dei divertimenti più sfrenati; ora però, nel regnare, mostra abilità e fermezza. Gli è solidale il fratello Ippolito, che lo appoggerà per tutta la vita, nonostante la grande diversità di carattere: Ippolito – creato cardinale all’età di quattordici anni – è colto, raffinato, calcolatore, ma anche irascibile. L’accordo tra Alfonso e Ippolito esclude un fratello, Ferrante, il secondogenito, che si sente messo da parte e non si rassegna a tale disegno. La sua ambizione è quella di sostituirsi ad Alfonso alla guida del ducato. L'affascinante don Giulio Con i tre fratelli vive anche don Giulio, figlio illegittimo di Ercole, ma cresciuto ed educato con loro. Giulio è un giovane di bell’aspetto, frivolo e dissoluto. Non si interessa di politica, essendo invece dedito alle avventure galanti. Tuttavia proprio da lui ha origine un dramma che rischia di travolgere il ducato estense. Giulio, famoso per il fascino del suo sguardo, fa innamorare una gentildonna, a sua volta amata da Ippolito. Quest’ultimo, furente di gelosia, tende un agguato al fratellastro, facendolo colpire proprio agli occhi. Giulio rimane cieco da un occhio, mentre l’altro resta fortemente compromesso. Ippolito meriterebbe una severa punizione, ma le cautele diplomatiche (la necessità di evitare uno scandalo che potrebbe oltrepassare i confini del ducato) inducono il duca Alfonso a minimizzare l’accaduto. Naturalmente, Giulio è di diverso avviso, e il suo risentimento verso Ippolito e verso Alfonso cresce. Il piano sventato Per questo motivo Giulio si avvicina a Ferrante. I due concepiscono un piano: uccideranno Alfonso e Ippolito; in tal modo Giulio soddisferà la propria sete di vendetta, Ferrante quella di potere. La congiura viene organizzata. Ma l’abile cardinale Ippolito si accorge di qualcosa. Freddo, lucido, attento, si mette in guardia, fa sorvegliare Giulio e Ferrante, li osserva, li controlla, e infine la macchinazione è svelata. I due giovani, non ancora trentenni, sono condannati a morte ma la pena viene poi commutata nel carcere a vita. È il settembre del 1506. Ferrante morirà in prigione a sessantatré anni, Giulio ne uscirà invece dopo avere superato gli ottanta (avendo dunque passato in cella oltre mezzo secolo), quando ormai i protagonisti dell’epoca della sua giovinezza sono quasi tutti scomparsi, Ariosto compreso.