Le opere teatrali

Ariosto è autore di 5 commedie. Le prime due, La Cassaria (1508) e I Suppositi (1509), sono in prosa; le restanti, Il Negromante (1520), La Lena (1528), I Studenti (rimasta incompiuta) sono invece in endecasillabi sciolti. Si tratta di opere influenzate chiaramente del modello fornito dal commediografo latino Plauto: vi si susseguono astuzie, inganni, peripezie e tutti i consueti meccanismi del malinteso, oltre all’immancabile conflitto fra giovani, desiderosi di soddisfare i propri desideri amorosi, e vecchi, che tentano di ostacolarli.
Questa produzione per le scene rientra nell’attività cortigiana di Ariosto, che sovrintende alle rappresentazioni anche come regista e scenografo. L’amore per lo spettacolo classico era infatti assai vivo a Ferrara, la cui corte chiese ad Ariosto anche questo tributo, peraltro a lui non sgradito. Nelle commedie, la società rinascimentale è l’oggetto di un’analisi e di un commento sorridenti, pacati, talora moraleggianti.

Le 5 commedie di Ariosto seguono il modello di Plauto: peripezie, inganni, vicende d'amore.