Gli incarichi diplomatici In breve tempo, Niccolò diventa l’uomo di fiducia di Pier Soderini. I suoi avversari con minor garbo lo chiamano “mannerino”, cioè lacchè, servile aiutante. Importanti missioni diplomatiche lo portano a osservare dall’interno gli . Nel 1500 e nel 1504 è presso il re di Francia Luigi XII; nel 1502 incontra il duca Valentino, che indicherà nel come un modello da imitare. Nel 1503 è presente al conclave che elegge papa il cardinale Giuliano della Rovere con il nome di Giulio II. Negli anni successivi gli incarichi di ambasceria si infittiscono ancora di più; tra gli altri, nel 1507 riceve da Soderini il compito di predisporre la leva per la : lo stesso Machiavelli aveva segnalato al gonfaloniere tutti gli inconvenienti delle truppe mercenarie, che descriverà poi nella sua opera. Il reclutamento, sulle prime, sembra felice, tanto che a suo merito viene ascritto il riuscito , nel 1509: «Ogni dì vi scopro el maggiore profeta che avessino mai gli Ebrei o altra generazione», gli scrive l’amico Filippo Casavecchia. ingranaggi del potere Principe formazione di un esercito cittadino assedio di Pisa 1499: Discorso sopra Pisa ; 1503: Descrizione del modo tenuto dal Duca Valentino… Del modo di trattare i popoli della Valdichiana ribellati 1508-1512: Ritratto delle cose della Magna cronache dal passato MACHIAVELLI TORTURATO Il 16 settembre del 1512, dopo diciotto anni di esilio, i Medici riprendono possesso di Firenze. Confinato Pier Soderini, il destino di Machiavelli, che dell’ex gonfaloniere è stato il braccio destro, pare segnato. Tuttavia, fiducioso di essere reputato un servitore dello Stato al di sopra delle parti, Machiavelli prende carta e penna per invitare i nuovi governanti, nel breve scritto (così sono chiamati i sostenitori dei Medici, con riferimento allo stemma di famiglia contenente sei sfere), a diffidare dei “tifosi” dell’ultima ora, quei notabili che hanno abbracciato in tempi sospetti la causa medicea saltando sul carro dei vincitori. Si dice che Machiavelli sia in procinto di riuscire nel suo intento: conservare il posto nella cancelleria fiorentina. Ma, nel bel mezzo di un faticoso lavorio diplomatico, il suo nome spunta su una lista compromettente intercettata dai Medici. La lista è compilata da due giovani fiorentini, Pier Paolo Boscoli e Agostino Capponi, desiderosi di aggregare gli oppositori – veri e presunti – al nuovo regime per preparare il terreno a una restaurazione repubblicana: una congiura, insomma. Si tratta però di una congiura alla buona: una goffa, maldestra ragazzata, come la giudica dopo averla scoperta lo stesso Giuliano de’ Medici, il figlio di Lorenzo il Magnifico, all’epoca signore di Firenze. Giuliano addirittura chiede clemenza nei confronti dei cospiratori, artefici di un’iniziativa condotta «con poco ordine, senza fondamento e coda, et senza pericolo serio». I due, però, vengono processati e giustiziati. E Niccolò, pur dichiaratosi all’oscuro di tutto, viene imprigionato e interrogato più volte. Protesta la propria innocenza, ma viene condannato a «sei tratti di fune». In che cosa consiste questa tortura? Al malcapitato vengono legate le mani dietro alla schiena, poi lo si appende per i polsi a una carrucola, che lo solleva per un certo numero di “tratti” (cioè di sequenze) e infine lo fa piombare rovinosamente a terra. Recluso in cella, Machiavelli non si umilia né confessa ciò che non ha commesso. Ha però dalla sua una coincidenza fortunata. In quei giorni il fratello di Giuliano, Giovanni de’ Medici, sale sul soglio pontificio con il nome di Leone X: ne segue un’amnistia generale che arride anche a Niccolò, liberato l’11 o il 12 marzo 1513. Il giorno dopo scrive una lettera all’amico Francesco Vettori, ambasciatore a Roma, per ringraziarlo dei suoi buoni uffici, garantendo che starà più attento nel parlare. A un uomo dalla lingua tagliente come la sua il proposito deve essere costato molta, moltissima fatica. Ricordo ai Palleschi L’esilio e la stagione letteraria Il ritorno dei Medici a Firenze Repentina, come era stata la sua ascesa, è però anche la sua caduta. A Firenze, infatti, per volere della Lega Santa (l’alleanza voluta da papa Giulio II con Venezia, la Spagna e l’Inghilterra contro i francesi), ( ). È il cardinale Giovanni de’ Medici che, con l’aiuto delle truppe spagnole, entra in città, dopo aver vinto la debole resistenza dell’esercito repubblicano. i Medici tornano al potere 1512 Nel 1512 a Firenze. i Medici riprendono il potere