Il confino e il carcere
Per qualche settimana Niccolò spera di essere ancora una voce ascoltata. Ma è un’illusione fugace: nel novembre 1512 viene rimosso dall’incarico di segretario e condannato al confino. La presenza del suo nome in una lista di possibili partecipanti a una congiura antimedicea ne aggrava poi la posizione. Imprigionato e torturato, viene rimesso in libertà nel marzo del 1513 in seguito a un’amnistia e può quindi tornare al suo ritiro dell’Albergaccio, presso San Casciano (a circa 15 chilometri da Firenze), «ridutto in villa e discosto da ogni viso umano» [confinato in una casa di campagna e lontano dalla vista degli uomini].
Machiavelli è condannato al confino, imprigionato e torturato. Nel 1513 è rimesso in libertà e si ritira all’Albergaccio, vicino a Firenze.