La rivoluzione di Machiavelli

Si tratta di una prospettiva rivoluzionaria, che fa di Machiavelli il fondatore della politica come scienza laica. Come rivendica nel Principe, il suo intento è «scrivere cosa utile a chi la intende», aderendo al reale, conoscendo i fatti, valutandone le conseguenze e fornendo in tal modo indicazioni precise ed essenziali per garantire il successo all’azione di governo.

Mappa concettuale intitolata Scienza della politica. Dal titolo partono tre diramazioni: 1) si fonda su dati oggettivi; 2) è dotata di leggi proprie e princìpi autonomi basati sull’utile; 3) è svincolata dalla morale e dalle categorie di bene e male. In alto a sinistra c’è il rimando Dai temi ai testi: T6, p. 761, T7, p. 766.

3 La visione pessimistica della natura umana

La costante della malvagità umana

La visione della politica e delle sue leggi, dei rapporti tra gli individui e della società in generale è caratterizzata in Machiavelli da un amaro e radicale pessimismo antropologico: gli uomini gli appaiono avidi e ambiziosi, vili e timorosi, pieni di «tristizia» (cattiveria), ma al tempo stesso di «semplicità» (ingenuità e inclinazione a lasciarsi ingannare). Benché le circostanze contingenti possano essere diverse, la natura umana si rivela sempre fondamentalmente malvagia, nella sostanza immutabile poiché obbedisce a regole fisse e a motivazioni che non cambiano nel tempo.

La natura umana è avida, vile, cattiva, spesso anche ingenua.