La lingua dei personaggi

La lingua della Mandragola realizza appieno la soluzione teorica proposta da Machiavelli: il fiorentino vivo, non quello trecentesco. In effetti, è soprattutto il parlato, con le sue cadenze vernacolari, a essere riprodotto dall’autore, il quale adatta a ogni personaggio un’espressività coerente con la sua personalità. Il furbo Ligurio si esprime spesso in modo allusivo, con battute e doppi sensi, tipici di chi la sa lunga; Nicia, da quel concentrato di conformismo che è, si produce in un’infinità di luoghi comuni, che vorrebbe intelligenti, ma che in realtà non sono altro che la spia della sua mediocrità; Callimaco e Lucrezia parlano, rispettivamente, la lingua dell’irruenza giovanile e quella della seria compostezza. Il personaggio linguisticamente più interessante è però fra’ Timoteo: la sua prosa ricca di malizia e tendenziosità ne fa un vero, cinico artista della parola, piegata con scaltrezza ai propri interessi.

La mandragola è scritta in fiorentino parlato, con varie modulazioni a seconda della personalità dei singoli personaggi.

T12 Il vittorioso assedio di fra’ Timoteo all’innocenza di Lucrezia

La mandragola, atto III, scene IX-XI