intellettuale & società IL DIFFICILE MESTIERE DELL’ARTISTA Un impiegato senza prestigio Nella corte, sempre più ridotta a centro privato di fastose cerimonie e a luogo di potere gestito da un apparato burocratico, l’intellettuale non svolge più alcuna funzione attiva: relegato a un ruolo del tutto marginale, non può che adattarsi a esercitare mansioni disimpegnate, finalizzate all’intrattenimento o all’educazione, prestando attenzione a non contravvenire alle rigide norme dell’etichetta. Il processo di subordinazione al potere politico era già iniziato in epoca umanistico-rinascimentale. Ma ora, venuto meno il legame privilegiato con il signore-mecenate, l’artista è uno stipendiato come gli altri, una ruota qualsiasi dell’ingranaggio amministrativo, quasi un “impiegato specializzato” che può rivestire i panni del segretario, dello storico o del poeta, all’interno di una gerarchia che lo confina in . Le alternative a tale condizione scarseggiano: il restringimento delle opportunità professionali (solo per fare un esempio, le cattedre universitarie di latino e greco, moltiplicatesi tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, si riducono sensibilmente) obbliga l’intellettuale ad accettare le mansioni propostegli, tanto più che solo all’interno della corte egli può trovare un pubblico capace di apprezzare, almeno in teoria, la sua attività. È ovvio che una tale condizione provochi in lui frustrazione: già in Ariosto il rapporto con la corte appare compromesso dalle incombenze a cui il letterato è costretto a sottostare. Alla fine del secolo, questo stato d’animo si fa più diffuso e profondo, come dimostrano i frequenti attestati di disprezzo, spesso appena coperti da una voluta ambiguità, contro l’ipocrisia del mondo cortigiano e la difficoltà di conservare ancora un margine di indipendenza rispetto al potere (impossibile non pensare, ancora una volta, all’esperienza di Tasso). una posizione anonima e priva di prestigio Le alternative alla corte: la Chiesa e l’accademia Se la condizione di letterato laico è poco remunerativa, quella dell’artista che sceglie la carriera ecclesiastica non è migliore. Fino al Rinascimento, questa aveva rappresentato una valida scorciatoia per molti artisti, che potevano sopravvivere grazie ai benefici che essa garantiva, ed erano perciò certi di poter continuare con tranquillità la propria attività letteraria. Ora però la Chiesa chiede all’intellettuale di impegnarsi nella o nell’ , limitando enormemente la sua libertà e autonomia. L’unico altro sbocco possibile è costituito dalla presenza, notevolmente accresciuta, delle . Per quanto tali istituzioni finiscano sempre sotto la severa sorveglianza del signore di turno o delle autorità ecclesiastiche, esse svolgono una indubbia funzione di promozione e scambio culturale, favorendo quell’ che la corte non può più garantire. Le accademie si propongono finalità diverse tra loro: serie o scherzose, dagli intenti elevati o semplicemente conviviali, la loro attività si risolve spesso in serrati confronti e dibattiti tra gli affiliati su argomenti astratti, del tutto slegati dalla realtà e impermeabili alle sollecitazioni della storia. Lo stato della vita intellettuale di quegli anni si misura anche da questo. Eppure, non mancano istituzioni destinate ad avere una grande influenza sulla cultura italiana, anche dei secoli successivi. Due casi tra tutti vanno ricordati. Il primo è costituito dall’ , fondata a Roma nel 1584, dedicata alla musica; il secondo dall’ , nata a Firenze nel 1583 e ancora oggi attiva: suo compito è quello di sorvegliare sulla purezza della lingua volgare, separando – come fa intendere il nome – la “farina”, cioè la lingua corretta, dalla “crusca”, cioè le impurità. Il risultato più duraturo della sua azione è la stesura di un (1612), che rappresenta un decisivo strumento per l’affermazione del canone trecentesco della lingua volgare. propaganda apparato della curia pontificia accademie aggregazione intellettuale Accademia di Santa Cecilia Accademia della Crusca Vocabolario La crisi dell’editoria Anche il mondo dell’editoria, che aveva occupato schiere sempre più ampie e influenti di letterati, conosce una crisi molto profonda: , assecondando gli interessi di un pubblico più vasto ma meno esigente. In particolare, esauritosi il fervore con cui il mercato aveva accolto la stampa dei classici greci e latini, la produzione libraria è limitata quasi esclusivamente ad argomenti e opere di stampo religioso, dalle agiografie ai libri devozionali alle prediche. si stampano meno libri e la loro qualità si abbassa