Del resto, se Ariosto rivendica il proprio diritto a essere uomo tra gli uomini e a cercare il giusto mezzo nella vita e nell’arte, Tasso non può concepire la propria esistenza se non nell’inestricabile intreccio con la letteratura: in un’epoca che soffoca la libertà espressiva e impone di banalizzare l’ispirazione dentro schemi forzati (retorici o religiosi), egli tenta – tra le infinite incongruenze della sua personalità e rimbalzando tra insoddisfazione, autocensura e ricerca dell’ortodossia – di restituire alla letteratura ancora un ruolo conoscitivo, ridando dignità alla poesia. È una ricerca disperata, che lo porta a un conflitto con l’autorità da cui esce sconfitto, ma che, al contempo, fa di lui, con tutte le contraddizioni della sua psiche, il primo grande letterato della modernità.

Mappa concettuale intitolata Rapporto con la corte. Dal titolo partono due diramazioni: 1) immagine ideale: regno di bellezza e armonia; 2) situazione reale: luogo di invidia e bassezza morale. Entrambi gli aspetti conducono al senso di disagio e disadattamento. In alto a sinistra c’è il rimando Dai temi ai testi: T1, p. 932, T5, p. 943.

2 Tra sensualità e spiritualità