La valenza metaforica del giardino è sottolineata da aggettivi e verbi che intendono enfatizzarne il risvolto profano: nella policromatica varietà degli ornamenti troviamo la vite lussureggiante (v. 37), gli uccelli vezzosi (v. 41), le note lascivette (v. 42), i venti che sussurrano, le colombe che raddoppiano i baci, gli animali che amoreggiano; perfino le piante, la terra e l’acqua danno la sensazione di emanare dolcissimi d’amor sensi e sospiri (v. 80).

Uno stile prebarocco
Del resto, lo stile di tutto il brano è giocato su un registro allusivo, volutamente di maniera, ricco di bisticci e giochi di parole (si vedano i vv. 27-28, Di natura arte par, che per diletto / l’imitatrice sua scherzando imiti, o il v. 31, dove compare l’accostamento eterni-eterno, o ancora i vv. 66 e 68, dove il binomio fiore/verde è ripreso dai verbi rinfiora/rinverde), che preludono ai caratteri della letteratura barocca.