Liberato da una rivolta popolare e messo sul trono che gli spetta di diritto, farà tesoro della precedente esperienza: avendo appreso che persino quando la vita ci appare come un sogno è bene agire in modo retto, si comporterà saggiamente, senza cercare vendetta, ma perdonando il re e riportando pace e giustizia nel regno. In nome della ragion di Stato, infine, sposerà la cugina , rinunciando all’amata Rosaura. Grazie al dubbio che lo ha tenuto in bilico tra vita e sogno, Sigismondo matura interiormente, , impara a dominare istinti e passioni sottomettendoli al governo della ragione; egli può così recuperare identità e ruolo, ripristinare l’ordine sul caos, dimostrare che il , vale a dire la capacità di scegliere tra il bene e il male, è più forte di ogni . In quest’opera Calderón torna sui temi a lui più cari: tutte le cose del mondo sono illusorie e possiedono un unico valore, quello che noi attribuiamo a esse, sulla base della spinta che proviene dai nostri sensi e dalle nostre passioni. Perciò ciascuno di noi è chiamato a purificare il proprio sguardo, per riconoscere la vanità delle vicende umane, dei ruoli sociali, dei beni materiali: solo diventando artefici della nostra vita interiore possiamo aspirare alla vera libertà. Oltre a questa , il testo possiede però anche una : all’autore preme fornire la raffigurazione del principe perfetto, che si deve affidare più alla che alle . Estrella apprende l’arte della prudenza libero arbitrio predestinazione dimensione teologico-morale valenza politica ragione passioni T6 Sognavo o ero desto? Pedro Calderón de la Barca, , atto II, scene XVIII-XIX La vita è sogno Riportiamo il passo del dramma teatrale in cui Sigismondo si risveglia nuovamente nella torre, assistito dal fido custode Clotaldo. Ritrovandosi incatenato nella stessa prigione, crede, ricordando la propria recente esperienza di principe nella reggia, che si sia trattato soltanto di uno splendido sogno. / Verità e illusione / ATTO II, […] SIGISMONDO ( ) Ahimè, ma dove sono? Sono io, per caso? Sono io che, imprigionato, incatenato, mi veggo ridotto così? Torre, non sei tu la mia tomba? Sì. Iddio m’aiuti! Quante cose ho sognato! È ora che mi svegli? CLOTALDO Sì, è ora che ti svegli. Vuoi stare a dormir tutto il giorno? Dacché io seguii con la mia tarda vista il volo di quell’aquila, e tu restasti qui, non ti sei più svegliato? SIGISMONDO No. E neppur ora mi sono svegliato; che, per quanto intendo, Clotaldo, io dormo tuttavia. E non è grande l’inganno. Che, se è stato sognato quel ch’io vidi tangibile e certo; quel che ora vedo sarà incerto; e non può far meraviglia che qui, nella mia miseria, io sogni vegliando, giacché vedo così bene dormendo. CLOTALDO Dimmi ciò che sognasti. SIGISMONDO Se fu proprio un sogno, non ti dirò, Clotaldo, ciò che sognai, ma ciò che vidi. Mi svegliai e mi vidi (oh, crudeltà lusingatrice!) in un letto così variopinto che poteva essere il giaciglio dei fiori, tessuto dalla primavera. Ivi mille nobili, prostrati ai miei piedi, mi nominavan lor principe, mi servivan di vesti, di , di gioielli. La calma dei miei sensi tu poi mutasti in letizia dicendomi la mia ventura: che io, io che sono ora in questo stato, ero principe di Polonia. scena diciottesima si sveglia 5 1 10 15 gale TRECCANI Le parole valgono Dal francese antico , è qualsiasi ornamento un po’ vistoso (nastri, trine, fiocchi, stoffa increspata ecc.) che si adopera come guarnizione dei vestiti. In senso figurato può indicare un ornamento, una fiorettatura del discorso, dello stile: «prosa tutta e lustrini». Un’altra parola, omografa e omofona della prima, dallo spagnolo (che però deriva probabilmente dal francese antico di cui sopra), vuol dire “lusso”, “eleganza sfarzosa e ostentata” o anche “ricevimento solenne ed elegante”. → A partire dai significati di questa seconda , spiega le seguenti espressioni: «essere o mettersi in o in gran »; «far »; «pranzo di »; «abito da ». gala gale gala gale gala gale gala gala gala gala gala gala tuttora. 1 tuttavia: