D3 La metafora
Emanuele Tesauro, Il cannocchiale aristotelico
Emanuele Tesauro, Il cannocchiale aristotelico
Ecco un passo che spiega perfettamente lo spirito con cui l’uomo del Seicento elabora e contempla le opere d’arte. Tesauro tesse le lodi della metafora, sintesi di ingegnosità, bellezza retorica, diletto e perfino utilità morale.
Ed eccoci alla fin pervenuti grado per grado al più alto colmo1 delle figure ingegnose, a paragon delle quali tutte le altre figure fin qui recitate2 perdono il pregio, essendo la metafora il più ingegnoso e acuto, il più pellegrino3 e mirabile, il più gioviale e giovevole,4 il più facondo5 e fecondo parto dell’umano intelletto.
Tesauro non si limita alla teoria: con questo uso arguto degli aggettivi, mette in pratica la ricerca di assonanze e giochi di parole (in questo caso, una paronomasia).
1 al più alto colmo: al punto più alto.
2 recitate: esaminate.
3 pellegrino: originale.
4 gioviale e giovevole: gradevole e utile.
5 facondo: eloquente.