Tra gli intellettuali settecenteschi europei si afferma un irrefrenabile desiderio di viaggiare per conoscere paesi e culture e ammirare con i propri occhi le bellezze studiate sui libri. La pratica del “turismo culturale”, già in voga nel Seicento tra i rampolli dell’aristocrazia anglosassone, diventa ora una vera e propria moda che coinvolge i giovani letterati di tutto il continente. Il viaggio per motivi di studio e di cultura è dapprima designato con il termine voyage, poi sostituito dall’espressione, anch’essa francese, Grand Tour, che indica un “grande itinerario” in cui il territorio italiano, con il suo enorme patrimonio artistico, rappresenta una tappa centrale e insostituibile. Una sontuosa corte di viaggiatori costituisce così la più numerosa e libera accademia itinerante che la civiltà occidentale abbia mai conosciuto, ritrovandosi lungo il percorso di mete obbligate, scandite da eventi immancabili come il Carnevale di Venezia o la Settimana Santa a Roma.
