Altre vicissitudini porteranno Candido, che nel frattempo ha reincontrato Cunegonda (da cui, però, in seguito verrà nuovamente separato), a , in , in (una mitica regione dove gli uomini non nutrono alcuna avidità), di nuovo in Europa e infine a , dove ritrova Cunegonda, alla quale, seppure invecchiata e imbruttita, decide comunque di unirsi. Al termine di mille avventure, rinunciando a ogni certezza metafisica, Candido si risolve a « » (come recita la massima consolatoria con cui si conclude l’opera), ossia a lavorare concretamente, per migliorare sé stesso, nella società: agire senza pensare troppo è forse l’unico modo per rendere la vita sopportabile. La narrazione è quasi un pretesto per formulare e valorizzare una tesi, come avviene nei polemici e satirici in voga tra i pensatori illuministi: e il male che in esso accade non ha alcun fine positivo per l’uomo. Tuttavia lo differenzia il libro di Voltaire da una semplice riflessione saggistica, rendendo l’opera piacevole e accattivante proprio grazie alla dimensione inventiva, che fonde . Buenos Aires Paraguay Eldorado Costantinopoli coltivare il proprio giardino pamphlet il mondo non è retto da alcun disegno provvidenziale stile brillante e vivace romanzo avventuroso e romanzo sentimentale T3 Il migliore dei castelli possibili, il peggiore dei mondi possibili Voltaire, , capp. 1-3 Candido Riportiamo le pagine iniziali del romanzo, che raccontano prima l’educazione di Candido in un ambiente protetto e ovattato e poi la sua improvvisa e inattesa espulsione da quel mondo così sereno. Purtroppo la realtà esterna sarà per lui molto meno bella. / Le illusioni e la realtà / CAPITOLO 1 C’era in Vestfalia, nel castello del signor barone di Thunder-ten-Tronckh, un ragazzo cui la natura aveva fornito un temperamento assai mite. Gli si leggeva in fronte l’indole sua. Aveva l’intelletto abbastanza solido, e il più ingenuo cuore del mondo: credo fosse chiamato Candido appunto per questo. I servitori vecchi di casa sospettavano ch’egli fosse figlio della sorella del signor barone e di un buono e rispettabil cavaliere del vicinato, non mai voluto sposare dalla damigella perché non gli era riuscito di provare che settantadue quarti soli, essendosi perduto il rimanente del suo albero genealogico per oltraggio del tempo. Il signor Barone era uno dei grandi signori della Vestfalia; il suo castello era fornito infatti di porta e di finestre, e nella maggior sala si ammirava perfino un parato; coi cani dei suoi cortili egli al bisogno poteva mettere insieme una muta; i mozzi di stalla gli facevan da bracchieri, e il curato del paese era il suo Grande Elemosiniere. Tutti gli dicevano Vostra Grazia, e crepavan dalle risa quando raccontava una delle sue barzellette. 1 2 5 3 10 4 5 6 7 8 regione della Germania settentrionale, rappresentata nel romanzo in una situazione di notevole arretratezza economica e sociale. il nome significa letteralmente “Giove tonante”. quarti di nobiltà, ovvero quote di ascendenza nobiliare. Insomma, il cavaliere non era sufficientemente nobile agli occhi della sorella del barone perché essa accettasse di sposarlo. rivestimento in tessuto. Il tono del narratore è ironico: evidentemente si trattava di un palazzo piuttosto rozzo. gruppo di tre o più cani da seguito per la caccia. garzoni. coloro che guidano e hanno in custodia i cani nelle battute di caccia, avendo inoltre il compito di spingere, mediante suoni, spari e altri rumori, la selvaggina verso le poste. l’ecclesiastico che, nelle corti di un tempo, aveva il compito di distribuire le elemosine. Anche qui l’espressione è usata ironicamente. 1 Vestfalia: 2 Thunder-ten-Tronckh: 3 settantadue quarti soli: 4 parato: 5 muta: 6 mozzi: 7 bracchieri: 8 Grande Elemosioniere: