La scrittura a tempo pieno tra successi e frustrazioni Nel , a Livorno, avviene un incontro decisivo per la sua carriera: il capocomico gli propone di tornare a Venezia per lavorare con lui. Goldoni accetta: lascia definitivamente l’avvocatura e firma con l’impresario un contratto di durata quadriennale, in cui si impegna a fornire otto commedie all’anno da mettere in scena al . Tra il 1748 e il 1749 vengono rappresentate, tra le altre, (1748), (1748), (1749). Non mancano , dovuti ad alcuni insuccessi e alla , primo fra tutti (1712-1785), che è al servizio di un altro teatro veneziano, il San Samuele. Goldoni riesce tuttavia a mantenere il suo pubblico, nella stagione 1750-1751, annunciando la composizione di ben sedici nuove commedie, alcune delle quali costituiranno i più importanti frutti della sua arte: , , . Intanto, però, malgrado la soddisfazione degli spettatori, si incrinano i rapporti con Medebach, che non solo esclude Goldoni dai guadagni di questa produzione supplementare, ma si oppone anche alla da parte dell’autore, ritenendosene il proprietario e autorizzandone la prima edizione a stampa presso l’editore veneziano Giuseppe Bettinelli, nel 1750. 1747 Girolamo Medebach teatro Sant’Angelo La vedova scaltra La putta onorata La famiglia dell’antiquario momenti di crisi concorrenza di altri autori Pietro Chiari Il teatro comico La bottega del caffè I pettegolezzi delle donne pubblicazione delle commedie Nel 1747 stipula un con il capocomico Medebach per la scrittura di . Le commedie sono rappresentate a con buon successo. contratto di quattro anni otto commedie all’anno Venezia 1733: Belisario 1738: Momolo cortesan 1743: La donna di garbo 1745: Arlecchino servitore di due padroni , 1748: La vedova scaltra La putta onorata 1749: La famiglia dell’antiquario cronache dal passato LE INVIDIE DELL’AMBIENTE TEATRALE Quando vengono portate sulla scena, le commedie goldoniane suscitano puntualmente, oltre che lodi e apprezzamenti, anche un vespaio di polemiche, in gran parte dovute alle invidie di concorrenti e detrattori (che non ne oscurano comunque il successo). Durante il carnevale del 1749, in particolare, la rappresentazione della accende grandissimi entusiasmi, tanto da essere replicata trenta volte. Vedova scaltra Un attacco ad personam Nell’ottobre dello stesso anno compaiono a Venezia le locandine che annunciano l’allestimento, presso il teatro San Samuele, di una commedia intitolata . Circola voce che si tratti di una parodia del fortunatissimo testo di Goldoni; recatosi alla prima con il volto coperto dalla maschera, come si usava allora, l’autore si rende subito conto che, più che una semplice parodia, quello che viene messo in scena è un vero e proprio attacco contro la sua persona. Il testo, infatti, è proprio quello della , ma in risposta alle battute originali, un coro di attori grida: «Sciocchezze, sciocchezze!», «Bestialità, bestialità!», e altri analoghi insulti. La scuola delle vedove Vedova scaltra La difesa di Goldoni Rientrato a casa, Goldoni stende una lettera di denuncia contro la satira oltraggiosa cui ha assistito, sostenendo che essa offende la dignità della Repubblica veneziana e invocando il rispetto degli interessi della società civile. Anziché indirizzarla al governo, però, la fa stampare e distribuire in città, appellandosi così direttamente al pubblico, oltre che alle istituzioni. La strategia è indovinata: la rappresentazione della è sospesa e viene introdotto l’obbligo di sottoporre all’esame censorio le opere destinate alla messa in scena. Nei , raccontando l’episodio, Goldoni non fa il nome dell’autore della parodia oltraggiosa («non nominerò mai le persone che hanno cercato di farmi del male»), ma si tratta di un segreto di Pulcinella: tutti sanno che l’opera è stata una trovata, mal riuscita, del suo eterno rivale, Pietro Chiari. Scuola delle vedove Mémoires Ritratto dell’abate Pietro Chiari.