Dopo la lettura del monologo di Mirandolina nella nona scena del primo atto della Locandiera, vi proponiamo un altro monologo, ma di tenore ben diverso: quello di una donna contemporanea alla quale ha dato voce nel 1977 Franca Rame (1929-2013), nel suo testo teatrale dal titolo Tutta casa, letto e chiesa. L’intera pièce è costruita sul lungo soliloquio di una casalinga, che, descrivendo le proprie abitudini quotidiane, dichiara a una vicina di casa tutta la propria felicità. In realtà, da quanto dice, capiamo che è tutt’altro che soddisfatta della sua esistenza: il marito è una sorta di carceriere, i figli sono indifferenti, si sente sola e, come se non bastasse, è oggetto di molestie sessuali di tipo fisico da parte del cognato e di tipo verbale da parte di un anonimo telefonista. Attraverso l’ironia, l’autrice mette in scena i problemi femminili nella società italiana di quegli anni, quando, dopo la rivoluzione sessuale, le donne anelavano a una parità di genere ancora tutta da conquistare, e probabilmente neanche oggi ancora completamente conseguita.
