In questa natura libera e indomabile Alfieri vede lo specchio del suo io, anticipando quel gusto per gli spettacoli sublimi che sarà proprio dei Romantici, di cui egli è per molti versi un precursore.

L’amore per la libertà e per la letteratura

Il ritorno a casa e la “conversione letteraria”

Quando Alfieri torna a Torino, nel 1772, la prospettiva di condurre una vita del tutto simile a quella del «giovin signore» descritto da Parini nel Giorno lo disgusta tremendamente; l’insofferenza per il potere e l’autorità lo porta inoltre a rifiutare incarichi politici e amministrativi, spingendolo sempre più a rifugiarsi in sé stesso. Il suo disprezzo per il denaro e per la ricchezza – in contrasto con la vita lussuosa che conduce – lo avvicina finalmente alla letteratura, a cui egli si aggrappa anche per scacciare i propri fantasmi interiori: il 1775 è l’anno della sua “conversione letteraria”.

Nel 1772 torna a Torino. Disprezza la vita mondana della città e si converte alla letteratura.