Se nel Canto degli Italiani Goffredo Mameli esprimeva l’entusiasmo del patriota risorgimentale di fronte alla prospettiva, sempre più concreta, dell’unificazione dell’Italia, che cosa sarebbe stato, quasi un secolo e mezzo più tardi, di quella patria tanto vagheggiata e amata? Alla vigilia di uno degli scandali che hanno scoperchiato il “vaso di Pandora” della malapolitica – quello di Mani pulite, che sarebbe scoppiato nel 1992 – il cantautore siciliano Franco Battiato (1945-2021) componeva una canzone di denuncia sociale, Povera patria (1991). Il brano mette in luce il malaffare, il disinteresse della classe politica verso i cittadini, le conseguenze della criminalità organizzata che lo Stato non sembra in grado di contrastare (alle vittime di essa potrebbero alludere «quei corpi in terra senza più calore»), le violenze negli stadi e la violenza di un certo modo di fare informazione, ma si apre anche alla speranza di un futuro migliore, di un tempo di riscatto, simboleggiato nell’immagine della primavera, che però «tarda ad arrivare»…
