il carattere L’AUTORITRATTO DI UN LETTERATO RISERVATO E SCHIVO Questo sonetto, composto a sedici anni sul modello di Alfieri ( ) e Foscolo ( ), è uno dei rari autoritratti di Alessandro Manzoni. A differenza dei predecessori, lo scrittore milanese non si rappresenta in posa eroica, anzi lascia trasparire il proprio carattere introverso e mite ( / ). Capel bruno: alta fronte: occhio loquace: naso non grande e non soverchio umile: tonda la gota e di color vivace: stretto labbro e vermiglio: e bocca esile: lingua or spedita or tarda, e non mai vile, che il ver favella apertamente, o tace. Giovin d’anni e di senno; non audace: duro di modi, ma di cor gentile. La gloria amo e le selve e il biondo iddio: spregio, non odio mai: m’attristo spesso: buono al buon, buono al tristo, a me sol rio. A l’ira presto, e più presto al perdono: poco noto ad altrui, poco a me stesso: gli uomini e gli anni mi diran chi sono. Sublime specchio di veraci detti Solcata ho fronte, occhi incavati intenti non audace: duro di modi, ma di cor gentile Un uomo nevrotico In effetti l’autore reale non va confuso con il narratore calmo, sereno, ironico che ci viene incontro dalle pagine dei . L’epistolario e numerose testimonianze di quanti lo conobbero ci consegnano l’immagine di un uomo dall’indole ansiosa e sfuggente, facile preda di tante piccole nevrosi, sempre restio a mostrarsi in pubblico e a concedersi incontri mondani. Con il passare degli anni Manzoni imparò a poco a poco a convivere con le crisi di panico, le vertigini, l’angoscia nei luoghi affollati, la balbuzie che spesso lo coglieva quando era costretto a prendere la parola in pubblico (vi allude un passo del sonetto: lingua or spedita or tarda). Il rimedio preferito per stemperare le inquietudini consisteva in passeggiate interminabili, che furono per lui una pratica quotidiana, anche se la quiete domestica resterà sempre la sua dimensione più congeniale. Promessi sposi Medaglione raffigurante Manzoni, creato per le nozze con Enrichetta Blondel. L’inaridirsi dell’ispirazione e gli ultimi anni La composizione delle tragedie, delle odi e dei Promessi sposi Tornato a Miattenua. La famiglia nel frattempo è rapidamente cresciuta: nel 1830 Enrichetta dà alla luce la decima figlia, Matilde. Tre anni più tardi la moglie muore, seguita a breve dalla primogenita. Prostrato dallo sconforto, Manzoni abbozza un nuovo inno sacro, , che non riesce a concludere: (“caddero le mani”), scrive in calce al foglio. Nel 1837 sposa (1799-1861), vedova del marchese Stampa. Si dedica intensamente alla riscrittura dei , orientata sul fiorentino parlato dalle classi colte, in armonia con le teorie che espone in un trattato più volte riscritto e rimasto incompiuto, . Il romanzo esce in dispense illustrate tra il 1840 e il 1842, seguito dal saggio storico , ma l’edizione si rivela un fiasco, e mette in ginocchio le finanze dell’autore. Nel 1841 muore la madre Giulia. Il Natale del 1833 cecidere manus Teresa Borri Promessi sposi Della lingua italiana Storia della colonna infame Dopo la morte della prima moglie, Manzoni si risposa nel 1837. Segue un periodo di intensa dei , pubblicati di nuovo tra il 1840 e il 1842. Nel 1848 sostiene gli insorti nelle . riscrittura Promessi sposi Cinque Giornate di Milano