Il ricorso ai settenari conferisce all’inno un ritmo incalzante, grazie al sostegno di una sintassi complessa (non mancano periodi che si estendono per più di dieci versi), ricca di parallelismi e movimentata dalla presenza di interrogative, invocazioni, esortazioni. Per dare terrena concretezza alle questioni teologiche Manzoni ricorre inoltre a due articolate similitudini, che coinvolgono i sensi e la natura, paragonando l’azione dello Spirito Santo al “piovere” della luce sulle cose (vv. 41-48) e al raggio di sole che induce i fiori a germogliare (vv. 103-112).