Il riso Ridere di s stessi come forma di socialit La capacit di saper ridere di s stessi pu essere un importante strumento per entrare in connessione con le altre persone: Orazio d la parola al filosofo Damasippo, il quale elenca uno dopo l altro tutti i buffi difetti del poeta; quest ultimo si presenta cos ai lettori senza nascondere nulla delle proprie debolezze e instaurando con il suo pubblico un dialogo sincero. Anche nei rapporti della vita quotidiana riuscire a suscitare il riso degli altri raccontando qualcosa di s stessi una disavventura che ci capitata, o un aneddoto della nostra famiglia pu essere un modo per riuscire a farsi accettare da un gruppo: per esempio, quello dei propri compagni di scuola. T5 L autoironia di un poeta Orazio Satire II, 3, 305-326 Nella satira II, 3 Orazio (65-8 a.C.) introduce Damasippo, un mercante caduto in rovina, dedito alla filosofia, che riferisce al poeta un lungo discorso del suo maestro Stertinio, secondo il quale tutti gli uomini sono pazzi a eccezione del sapiente. Orazio chiede allora al proprio interlocutore di quale forma di pazzia soffra lui stesso, e Damasippo gli rinfaccia vari difetti: le manie di grandezza, la vanagloria di poeta, l irascibilit . il poeta stesso che traccia, in realt , il ritratto dei propri difetti, invitando i suoi lettori a riderne insieme a lui. Lo ammetto, sono stolto (bisogna arrendersi alla verit ) e anche pazzo; solo spiegami di quale malattia mentale pensi che io soffra. «Ascolta: prima di tutto stai costruendo, cio imiti i grandi, quando, dal basso in alto, in tutto sei alto due piedi,1 e poi ridi della tracotanza e dell incedere di Turbone2 in armi, sproporzionato al suo corpo. 5 Come pensi di essere meno ridicolo di lui? Ogni cosa che fa Mecenate,3 forse ragionevole che la faccia anche tu, tanto diverso da lui e cos inferiore nel competere con uno cos grande? Una rana s era allontanata e i piccoli furono schiacciati dalla zampa d un vitello. L unico che s era salvato racconta alla madre come una bestia grande grande aveva distrutto i fratelli. E quella a domandare: Grande quanto? Era grande 10 cos ? . E si gonfiava. Pi grande la met ? Pi grande di tanto? E si gonfiava sempre di pi . Ma il piccolo disse: Nemmeno se scoppi, sarai uguale . Questo ritratto non molto diverso da te.4 Ora, aggiungi i versi, cio aggiungi olio sul fuoco: se mai alcuno fece versi, sano di mente, allora anche tu ne fai e non sei pazzo. E non parlo della tua rabbia tremenda » Finiscila, ora. «del tenore di vita superiore alla ricchezza » Bada 15 ai fatti tuoi, Damasippo. «delle pazzie d amore per le mille ragazze e i mille ragazzi». Oh, tu sei il pazzo pi grosso, risparmia quello pi piccolo. (trad. L. Paolicchi) 1. alto due piedi: Orazio era piccolo di statura, ma ovviamente «due piedi» (circa 60 cm) un iperbole. 2. Turbone: era un gladiatore, anche lui evidentemente, come Orazio, piccolo di statura. 3. Mecenate: Gaio Cilnio Mecenate (68-8 a.C.), il celebre patrono di Orazio e di altri poeti, consigliere di Augusto e ispiratore della sua politica culturale. 4. Questo ritratto... te: Damasippo racconta una favola, quella della rana che si gonfia fino a scoppiare, che, in forma diversa, si ritrova in Fedro; Orazio per afferma Damasippo neanche se si gonfiasse fino a scoppiare potrebbe diventare come Mecenate. 139