LABORATORIO DI EDUCAZIONE CIVICA CITTADINANZA DIGITALE IL DOPPIO VOLTO DEL RISO: tra liberazione e responsabilità Esiste una profonda differenza tra ridere e deridere. Ridere crea connessioni e genera gioia condivisa. Deridere, invece, separa, sottolinea le differenze in modo offensivo e umilia: quando l’intenzione è mascherare odio, o quando si ignora l’impatto delle parole, si rischia di cadere nell’offesa gratuita e di alimentare divisioni sociali. Nell’era dei social media, la derisione è diventata uno strumento di potere, amplificato dalla viralità. Ma anche nel mondo digitale il confine tra ironia e prevaricazione va riconosciuto e rispettato. SPUNTO DI DIBATTITO Hai mai sentito parlare del ? È un documento – che si fa portavoce di un impegno di responsabilità condivisa – che elenca dieci princìpi utili a migliorare lo stile e il comportamento di chi sta in Rete. Il primo principio recita: . Sei d’accordo? Confrontati con compagne e compagni, prendendo spunto da queste domande: Manifesto della comunicazione non ostile Virtuale è reale. Dico e scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona Secondo te, l’anonimato e la distanza offerti dagli schermi favoriscono l’uso di un umorismo offensivo che non avremmo il coraggio di esprimere di persona? Ti è mai capitato di assistere o essere vittima di umorismo offensivo online? Racconta. Hai mai fatto una battuta o un commento online che, ripensandoci, hai considerato offensivo o “di cattivo gusto”? In quel momento, qual era la tua intenzione? PROVA DI COMPETENZA Insieme a due o tre compagni/e, create (vignette, meme, post destinati ai social) che abbiano come tema la vita scolastica; potete ispirarvi agli esempi. Ogni contenuto prodotto dovrà essere presentato alla classe in una duplice forma: una più offensiva, l’altra più smorzata, seppur graffiante. [testo di un post abbinato alla foto di una ragazza barbuta] [testo di un post abbinato alla foto di una tazzina da caffè che sbadiglia] Discutete brevemente su quale delle due versioni sia efficace e accettabile; chiedetevi se lo stesso contenuto stimola percezioni diverse: ciò che fa ridere alcuni può risultare offensivo per altri. Per avviare la discussione potete partire da queste domande: 1 brevi contenuti satirici Esempio Possibili bersagli/Esempi di elementi offensivi l’autorità dell’insegnante/stereotipi insulti personali; l’assurdità di alcune regole/incitamento alla violenza o alla disobbedienza 2 Esempio Offensivo: Fate smettere quel rimbambito/quella rimbambita del professor/della professoressa X, vi prego, prima che mi cresca la barba! Smorzato: Qualcuno ha un caffè extra forte da passarmi? Sto per entrare in coma da noia! 3 Quale versione fa ridere di più? Perché? Dove si trova il confine tra umorismo e offesa? Quali sono i fattori che rendono un contenuto offensivo per alcune persone e non per altre? Come si può mantenere l’effetto umoristico evitando l’offesa? CHE COSA DICE LA LEGGE L’ (i discorsi d’odio) e il (la derisione dell’aspetto fisico), purtroppo, sono fenomeni in crescita che minacciano la dignità e la sicurezza delle persone. La diffamazione, disciplinata dall’articolo 595 del Codice Penale, si verifica quando qualcuno offende l’onore o la reputazione di una persona comunicando con più persone. L’elemento chiave è la lesione della reputazione, ovvero la considerazione sociale di un individuo. Anche l’ e il possono configurarsi come diffamazione quando sono: hate speech bodyshaming hate speech bodyshaming pubblici (per esempio attraverso post sui social media, commenti pubblici o discorsi); lesivi, quando sono in grado di danneggiare la reputazione della vittima, screditandola agli occhi della comunità; discriminatori, cioè basati su pregiudizi legati all’origine, al genere, all’orientamento sessuale, alla disabilità o ad altre caratteristiche personali. Oltre all’articolo 595 del Codice Penale, esistono altre leggi che tutelano le vittime di e : hate speech bodyshaming la (Legge n. 205/1993); Legge Mancino la (Legge n. 71/2017). Legge sul cyberbullismo