1. La vita La nascita Ciò che sappiamo della vita di Terenzio deriva dalla (🡪 Viva vox), ricca di notizie, anche se non sempre affidabili. Secondo il svetoniano, il secondo grande commediografo latino dopo Plauto sarebbe nato a intorno al 185 a.C., ma la data è sospetta, sia perché troppo vicina all’anno di morte del predecessore (era tradizione far coincidere data di morte e data di nascita di autori che in qualche modo si succedevano in uno stesso genere letterario), sia perché collocherebbe l’esordio di Terenzio a soli diciannove anni. Molto più probabile è quindi che il commediografo sia nato in una data anteriore, secondo alcuni intorno al biografia che ne ha scritto Svetonio De poetis Cartagine 195 a.C. Da Cartagine a Roma Giunge a Roma come schiavo di un senatore di nome Terenzio Lucano, da cui, una volta liberato, prende il nome, divenendo Publio Terenzio Afro (Afro era forse il suo nome da schiavo, e ne indicava l’origine). A differenza di Plauto, che si era formato come attore e capocomico, Terenzio si avvicina al teatro dopo e aver goduto della protezione di Gaio Lelio e Scipione Emiliano, intorno ai quali si raduna il cosiddetto “circolo degli Scipioni” (vedi p. 37). I rapporti con questi potenti intellettuali e uomini politici pongono il poeta al centro di pettegolezzi e maldicenze: in particolare si mormora che egli sia solo di Lelio e di Scipione, veri autori delle commedie. Queste dicerie sono diffuse da rivali invidiosi: lo stesso Terenzio cita nei suoi prologhi un (“vecchio poeta malevolo”), identificato con tale Luscio Lanuvino, un oscuro commediografo. aver frequentato i circoli intellettuali romani un prestanome malevo lus vetus poeta TERENZIO Nasce a Cartagine intorno al 195 a.C. È un liberto: giunge a Roma come schiavo, poi viene liberato Si forma presso il circolo degli Scipioni Muore nel 160 a.C. dopo essere partito per la Grecia VIVA VOX LA BIOGRAFIA DI TERENZIO SCRITTA DA SVETONIO La vita di Terenzio composta da , storico e biografo latino vissuto tra I e II secolo d.C., era contenuta nel , una sezione del andata perduta. A garantire la sopravvivenza della biografia terenziana è stato , erudito del IV secolo d.C., che la premette al suo commento alle commedie. L’opera è singolare perché, nonostante abbondi di notizie e informazioni, non presenta alcun dato che possa essere considerato certo e lo stesso Svetonio lascia talvolta trasparire qualche perplessità. Il testo si segnala anche per la creazione di un che avrà grande fortuna successivamente, quello dell’ , che, grazie al suo talento, riesce a farsi apprezzare da un gruppo di personaggi potenti, sensibili al fascino dell’arte e della cultura. A questo proposito la biografia svetoniana riporta la diceria secondo cui Terenzio sarebbe stato in realtà il prestanome di Scipione Emiliano e di Lelio, e cita un aneddoto: Lelio, dopo aver fatto tardi per il pranzo nella sua villa di Pozzuoli, si sarebbe scusato dicendo che aveva dovuto scrivere, in quanto còlto da un’ispirazione quanto mai felice, e, per dimostrarlo, avrebbe declamato alcuni versi dell’ , una delle commedie di Terenzio (l’aneddoto è attribuito da Svetonio a Cornelio Nepote, vissuto nel I secolo a.C. e autore, anche lui, di un ). Dopo aver riportato le differenti versioni della morte del commediografo, la biografia svetoniana si conclude con la citazione di alcuni giudizi espressi su di lui. Tra questi, un , che dimostra di apprezzare molto l’autore: «Anche tu, o Terenzio, che solo, con linguaggio elegante, ci proponi un Menandro tradotto e rifatto in lingua latina con passioni temperate, esprimendoti con eleganza e dicendo ogni cosa con dolcezza» (trad. O. Bianco). , invece, in un altro , conia per Terenzio una definizione meno positiva; lo chiama infatti (“Menandro dimezzato”): «anche tu, Menandro dimezzato, sei posto tra i sommi, e giustamente, tu che ami il linguaggio puro, e magari ai tuoi delicati scritti si aggiungesse forza, affinché il tuo valore di commediografo avesse un onore pari a quello dei Greci e non giacessi disprezzato sotto questo aspetto. Solo questo mi tormento e mi dispiaccio che ti manchi, o Terenzio» (trad. A. La Penna). Svetonio De poetis De viris illustribus Elio Donato cliché intellettuale di umili origini ma di grande ingegno Heautontimorumĕnos De viris illustribus testo in esametri scritto da Cicerone Cesare giudizio scritto in esametri dimidiatus Menander