3. Lo stile Uno stile sobrio e vicino al parlato Lo stile di Terenzio è molto , lontanissimo dall’esuberanza fantasiosa di Plauto e teso, al contrario, a riprodurre ( ), fatta di termini generici (“cosa”, “essere”, “fare”), interiezioni ( , “ahimè”) e frasi ellittiche (cioè lasciate in sospeso, contando sul fatto che l’interlocutore abbia già afferrato il concetto). Anche sotto questo aspetto il commediografo appare vicino all’atticismo di Menandro: quest’ultimo infatti, come molti altri autori della letteratura greca ellenistica, aveva impiegato una lingua modellata su quella usata in età classica dai grandi prosatori attici, che mirava, sul piano stilistico, a effetti di sobria e misurata eleganza, tanto che non sorprende il giudizio di Cesare, il quale, stando a Svetonio (vedi p. 145), definiva Terenzio , “amante del linguaggio puro”. misurato e nitido la lingua della conversazione quotidiana sermo cotidianus ei mihi puri sermonis amator Un linguaggio “stilizzato” Per lo stesso motivo Terenzio ricorre con parsimonia agli artifici retorici e alle figure di suono tanto care al suo predecessore Plauto: le parodie del linguaggio tragico e i giochi di parole sono quasi del tutto assenti, così come gli accenni alla dimensione fisico-corporea, i tratti buffoneschi e in generale tutti gli elementi riconducibili a una lingua popolare e a un registro volgare. Gli stessi arcaismi ( per ; per ; per ) sono quelli propri dell’uso del tempo, senza affettazioni. Si può parlare, da questo punto di vista, di un , cioè uniformato a un tipo costante e, di conseguenza, notevolmente semplificato e formalizzato. Una vivacità più pronunciata emerge nei di personaggi che si trovano in una condizione di e che danno espressione alla propria sofferenza con uno , caratterizzato da una maggiore presenza di interiezioni, ripetizioni e figure di suono, nel quale la critica ha visto un segnale della partecipazione dell’autore alle vicissitudini dei suoi personaggi. siet sit mage magis quoi cui linguaggio “stilizzato” monologhi conflitto interiore stile più patetico STILE E LINGUA Lo stile di Terenzio è sobrio ed elegante e riproduce il linguaggio quotidiano ( ) sermo cotidianus Il linguaggio è semplificato e costante e non ricorre a volgarità o eccessi retorici Prevalgono i rispetto ai , pertanto c’è poca varietà dei metri deverbia cantica La semplificazione della metrica Come abbiamo già visto, anche nella metrica Terenzio si mostra assai più sobrio del predecessore: nelle sue commedie si ha una drastica riduzione dei * in metri lirici, quasi del tutto assenti, mentre la maggior parte dei brani cantati (i , appunto) è composta, di fatto, negli stessi metri giambici e trocaici usati per le parti recitate (i *): in generale, dunque, rispetto ai plautini. cantica cantica dever bia la varietà dei metri risulta enormemente ridotta numeri innumeri Mosaico raffigurante un poeta e un attore con maschere teatrali. Susa, Musée Archéologique de Sousse.