L autore Terenzio 4. La fortuna Terenzio nel Medioevo Nel Medioevo Terenzio uno degli autori pi letti nelle scuole, dove celebrato come il poeta comico per eccellenza. Nel X secolo Rosvita di Gander- sheim (935-973), una monaca benedettina tedesca, autrice di sei drammi, nei quali afferma di essersi riproposta di imitare Terenzio «perch nello stesso genere di compo- sizione in cui venivano rappresentate oscene sconcezze di donne senza pudore venisse esaltata [ ] l encomiabile illibatezza di vergini cristiane» (Praefatio II, trad. F. Bertini). Terenzio considerato il massimo poeta comico da Dante (1265-1321), che nell e- pistola a Cangrande della Scala lo cita per spiegare il titolo del poema: la commedia come narrazione che va da una situazione iniziale difficile fino a un lieto fine. Il commediografo ricordato anche in Purgatorio XXII, 97-98, dove Dante riferisce a Stazio che Terenzio si trova nel Limbo (il luogo riservato alle anime virtuose non battezzate) e parla di poesia con Virgilio e gli altri poeti antichi. In Inferno XVIII, 127- 135, compare invece, con riferimento alla prima scena del terzo atto dell Eunuchus, la cortigiana T ide (ma la fonte diretta di Dante potrebbe essere il De amicitia di Cicerone, dove citata la scena in questione). Anche Francesco Petrarca (1304-1374) un assiduo lettore di Terenzio, ne compo- ne una biografia e lo imita in una commedia perduta, intitolata Philologia Philostrati. L Umanesimo e Machiavelli Durante l Umanesimo Terenzio continua a essere ogget- to di studio scolastico e Angelo Poliziano (1454-1494) si dedica a una revisione del testo delle commedie, utilizzando un antico manoscritto in possesso di Pietro Bembo. Ma l episodio pi importante della fortuna di Terenzio in epoca rinascimentale rappresentato dal volgarizzamento dell Andr a a opera di Niccol Machiavelli (1469- 1527), che traducendo Terenzio acquisisce familiarit con lo stile drammatico, facendone tesoro per la successiva composizione della Mandragola (1518). Riprese e riscritture moderne e contemporanee La capacit terenziana di affrontare temi come la tolleranza e la comprensione reciproca affascina, tra gli altri, il filoso- fo francese Michel de Montaigne (1533-1592), che cita spesso versi terenziani nei suoi Saggi e fa incidere la massima Homo sum: humani nihil a me alienum puto su una trave della sua biblioteca. Alle commedie terenziane si ispira anche il francese Moli re (1622-1673): La scuola dei mariti deriva, infatti, dagli Adelphoe, da cui ri- prende il tema del confronto tra due diversi metodi educativi, con due fratelli che adottano due orfane e le educano in modo completamente diverso. Notevole la fortuna del titolo dell Heautontimorum nos, ripreso dal poeta fran- cese Charles Baudelaire (1821-1867) in un componimento dei Fiori del male (1857), L H autontimoroum nos, nel quale il tema della punizione di s stessi allude al dua- lismo dell essere umano: «Sono la piaga e il coltello! / Sono lo schiaffo e la guancia! / Sono le membra e la ruota, / la vittima e il carnefice!» (vv. 21-24, trad. C. Rendina). Il poeta italiano Guido Gozzano (1883-1916) intitola Tot Mer meni un componimento dei Colloqui (1911), nel quale il protagonista (il cui nome allude, storpiandolo, al titolo terenziano) punisce s stesso condannandosi a un esistenza solitaria. La donna di Andro (1930) dello scrittore americano Thornton Wilder (1897-1975) una riscrittura in prosa dell Andr a, nella quale la vicenda ripresa dal modello clas- sico serve a porre questioni etiche attuali (come i diritti e l educazione delle donne oppure le condizioni di vita degli immigrati), sullo sfondo della crisi del mondo antico che precede l avvento del cristianesimo. 153