1. Un’epoca di profondi cambiamenti Le trasformazioni del II secolo Il è un anno emblematico per la supremazia romana nel Mediterraneo perché, a pochi mesi di distanza, le legioni di Roma distruggono sia , ponendo fine alla terza guerra punica (iniziata nel 149 a.C.), sia , ribellatasi assieme alle altre della Lega achea (vedi p. 19). La seconda metà del II secolo a.C. è però anche un periodo di considerevoli trasformazioni. Il romano grava completamente sui piccoli artigiani e sui contadini, già danneggiati dall’affermarsi delle grandi proprietà agricole e dalla concentrazione della ricchezza nelle mani di poche famiglie. Con le disponibili in seguito alle campagne militari, si diffondono le o destinate al pascolo, mentre le campagne si spopolano e la città di Roma sperimenta una vera che la porta a sfiorare il milione di abitanti. 146 a.C. Cartagine Corinto pòleis notevole sforzo bellico ingenti quantità di schiavi grandi aziende agricole esplosione demografica Le conseguenze della supremazia Sia i cittadini romani sia gli Italici (gli abitanti della penisola Italica che hanno dovuto stringere alleanze con Roma in seguito alla sua espansione e sono perciò chiamati “alleati”, in latino ), sui quali grava il peso di fornire la maggior parte delle truppe all’esercito, traggono scarsi benefici dalle sanguinose campagne militari a cui partecipano; anzi, con i loro successi contribuiscono a rafforzare la classe dominante e ad accrescere ulteriormente il divario sociale esistente. Questa situazione conduce a numerose tensioni e il primo episodio nel quale esse emergono con gravi conseguenze riguarda i fratelli . Tiberio (nel 133 a.C.) e successivamente Gaio (nel 123 a.C.), eletti tribuni della plebe, tentano di requisire la terra pubblica occupata dai ricchi possidenti per poterla redistribuire ai piccoli agricoltori, ma entrambi si scontrano con l’acerrima opposizione di parte della , e vengono assassinati prima di riuscire a portare a termine il loro progetto: Tiberio durante uno scontro armato nel 133 a.C., Gaio addirittura per ordine del Senato, che lo dichiara nemico pubblico, nel 121 a.C. socii Tiberio Sempronio e Gaio Sempronio Gracco nobilitas La lotta per il potere L’attività politica dei Gracchi non è il piano di due rivoluzionari tribuni della plebe isolati all’interno della classe dirigente, ma rientra in un disegno politico riformista più ampio, condiviso da parte della , le cui divisioni interne danno vita a due gruppi: da una parte i cosiddetti , nobili che per potere e ricchezza sono nella condizione di poter beneficiare dello e sono pertanto contrari a ogni forma di revisione degli istituti consolidati; dall’altra parte i , nobili che nell’ambito dello scontro politico si presentano come vicini agli interessi del popolo, facendosi portavoce delle sue rivendicazioni. La causa principale dell’esplosione di questa conflittualità va ricercata negli squilibri provocati nella dall’espansione mediterranea, che prosegue dopo la distruzione di Cartagine con la conquista della (133 a.C.), il controllo del e la creazione della (126 a.C.) e altri interventi come quello in , zona strategica per i collegamenti fra la penisola Italica e quella Iberica (121 a.C.). L’ordinamento repubblicano si basa sulla condivisione del potere tra i membri della classe dominante, ma il coinvolgimento di Roma su fronti via via più ampi e complessi ha accresciuto l’importanza dei magistrati che detengono l’ (ossia dispongono di poteri di governo): e . nobilitas optimates status quo populares res publica penisola Iberica regno di Pergamo provincia d’Asia Gallia meridionale imperium consoli pretori Eugène Guillaume, I Gracchi, 1848-1853. Parigi, Musée d’Orsay.