Il contesto storico La crisi della repubblica e le guerre civili 3. La guerra sociale Le ragioni del conflitto e lo scoppio delle ostilit Abbiamo gi visto come lo sforzo militare romano gravi in questi anni soprattutto sugli alleati italici, che per rimangono in una condizione subalterna. La situazione precipita quando il tema della cittadinanza degli Italici diviene strumento di lotta politica. La proposta di concedere loro lo status di cittadini era stata gi avanzata all indomani delle riforme di Gaio Gracco, ma il tribuno della plebe Marco Livio Druso a presentare, nel 91 a.C., una serie di riforme tra le quali figura una legge finalizzata a estendere la cittadinanza a tutti gli alleati. Le aspettative dei socii sono grandi, ma ancor pi grande l ostilit del Senato e di parte del popolo romano. Le leggi di Druso vengono cos neutralizzate, e lo stesso tribuno assassinato durante un tumulto: l inizio di uno dei conflitti pi sanguinosi e feroci combattuti dall Urbe, la guerra sociale (cio la guerra dei socii). Le ostilit scoppiano nel 91 a.C. ad Ascoli Pi- ceno: gli abitanti massacrano un pretore e tutti gli altri Romani presenti, dando il via a un insurrezione probabilmente gi pianificata. Per tre anni la penisola teatro di uno scontro senza esclusione di colpi, durante il quale si fronteggiano eserciti accomunati dalle stesse tattiche e dagli stessi armamenti, e i cui soldati, in passato, hanno combattuto fianco a fianco. Gli Italici giungono addirittura a costituire delle strutture federali, dandosi una capitale, Corfinio (oggi in Abruzzo), e battendo una propria moneta. A Roma ci si rende conto della gravit della situazione e si corre ai ripari, promettendo la cittadinanza innanzitutto agli alleati che combattono insieme alle legioni, poi alle comunit rimaste fedeli o intenzionate a deporre le armi in breve tempo, infine, a guerra conclusa, a tutti gli abitanti d Italia residenti a sud del Po. Questo tentativo di giungere a un compromesso riesce a indebolire la rivolta, che comunque prosegue fino all 88 a.C. con enorme spargimento di sangue. 4. L ascesa di Silla e lo scontro con i populares La guerra sociale fornisce l occasione di emergere a un personaggio destinato a lasciare il segno nella storia di Roma: Lucio Cornelio Silla. Ufficiale di Gaio Mario, Silla si era gi messo in mostra collaborando in maniera decisiva alla cattura di Giugurta; la sua brillante conduzione della campagna contro gli Italici gli fa guadagnare il consolato per l anno 88 a.C. La rivolta di Mitridate e la marcia di Silla su Roma Alla fine di quello stesso anno, l 88 a.C., Silla, che in qualit di console sta portando a termine la campagna contro gli Italici, incaricato di contrastare la nuova minaccia rappresentata da Mitridate, re del Ponto, un piccolo ma agguerrito Stato dell Asia Minore che si affaccia sul mar Nero. Il sovrano si accredita presso le popolazioni locali, stremate dai tributi, come il liberatore dei Greci oppressi da Roma e, divenuto padrone dell intera peniso- la Anatolica, guida la sollevazione antiromana dell Oriente. Tuttavia, mentre il console si accinge a con cludere le operazioni in Italia per muovere alla volta del Ponto, si riaccende lo scontro politico nell Urbe. Gli effetti congiunti della guerra sociale e delle manovre di Mitridate, infatti, hanno gravemente danneggiato l economia romana; puntando sul diffuso malessere, il tribuno Publio Sulpicio Rufo propone, tra gli altri provvedimenti, il trasfe- rimento da Silla a Mario del comando della guerra contro Mitridate. Inaspettatamente, Silla decide di marciare verso Roma, abbandonato dagli ufficiali ma seguito dalla truppa. Si manifestano, cos , pienamente le conseguenze dell arruolamento dei proletarii: quella del soldato ormai diventata una professione e l arruolamento volontario ha accresciuto il peso che il desiderio di guadagno esercita sulle truppe. Assunto il controllo di Roma, Silla fa abrogare la legislazione di Publio Sulpicio Rufo (che viene ucciso) e aumenta i poteri del Senato e dei comizi centuriati, per impedire che membri della nobilitas possano appoggiarsi al popolo per con Moneta coniata dagli Italici insorti durante la guerra sociale. quistare il potere. Mario, nel frattempo, fuggito in Africa. 203