L’assassinio di Cesare

Cesare si impegna in una profonda trasformazione della res publica: promuove infatti numerosi e importanti cambiamenti, che riguardano pressoché tutte le istituzioni repubblicane. Questa fase di riforma ha però bruscamente fine. Mentre sono in corso i preparativi per una grandiosa campagna militare contro i Parti, che dovrebbe vendicare la sconfitta di Crasso e rafforzare la presenza romana in Oriente, Cesare cade vittima di un attentato: sono le idi di marzo (15 marzo) del 44 a.C. L’immenso potere che ha accumulato nelle proprie mani e la sua assoluta centralità nel governo della res publica hanno reso la sua figura inaccettabile per un’ampia parte della classe dirigente, che vede in lui un potenziale restauratore della monarchia: non deve pertanto stupire che fra i suoi assassini, passati alla storia con il nome di “cesaricidi”, figurino personaggi a lui vicini, come Marco Giunio Bruto, figlio della sua amante Servilia.

Busto di Marco Giunio Bruto, in marmo. Ritratto di un uomo giovane dal volto ovale, con capelli corti tagliati a frangia sulla fronte, sguardo rivolto lateralmente ed espressione pensierosa.
Busto di Marco Giunio Bruto. Roma, Musei Capitolini.

VERIFICA DELLE CONOSCENZE

La crisi della repubblica e le guerre civili