2. Cultura e letteratura dall’età di Cesare La tarda età repubblicana è uno dei periodi più turbolenti della storia romana, poiché è attraversato da fortissime tensioni sociali e contrasti politici: si apre con la fine della dittatura di Silla (79 a.C.) e si conclude sanguinosamente, dopo una nuova guerra civile, con l’assassinio di Giulio Cesare (44 a.C.). A questa complessa situazione politica corrispondono, sul piano culturale, una ricchezza e una vivacità pressoché ineguagliate nella storia di Roma. L’influenza della cultura greca Il graduale processo di che aveva caratterizzato i due secoli precedenti è ormai giunto pienamente a compimento, anche grazie alle conquiste in Oriente, che agevolano ulteriormente i contatti tra il mondo greco e quello romano: la cultura romana del I secolo a.C. appare infatti del tutto ellenizzata e moltissimi intellettuali provenienti dalla Grecia e dall’Oriente decidono di trasferirsi a Roma, dove continuano a svolgere la loro attività presso famiglie nobiliari o in vere e proprie scuole. Tra questi, vanno almeno ricordati il poeta , che esercita una grande influenza sui e sui giovani rappresentanti dell’elegia romana, l’astronomo , consultato da Cesare per la riforma del calendario, e il filosofo , uno dei massimi rappresentanti della cosiddetta (stoicismo medio), a cui aderiscono alcuni dei maggiori intellettuali romani del tempo. commistione con la cultura greca Partènio di Nicea poetae novi Sosìgene di Alessandria Posidonio di Apamea Media Stoà CULTURA E LETTERATURA NEL I SECOLO A.C. L’ellenizzazione della cultura romana è compiuta Le filosofie greche offrono al romano nuovi valori di riferimento civis Si accendono le discussioni di natura retorica e linguistica La varietà di stimoli comporta un’ampia e variegata produzione erudita La felicità secondo le filosofie ellenistiche Questo è anche un periodo di accese contrapposizioni culturali: le riflessioni maturate nelle scuole di pensiero del mondo greco-orientale stimolano dibattiti simili anche tra gli intellettuali romani, ormai dotati di una preparazione tale da poterne apprezzare le minuzie e le complessità teoriche. La crescente diffusione delle filosofie greche risponde, d’altra parte, anche al suscitato dalla profonda crisi dei tradizionali ideali di Roma (come la totale dedizione alla patria o la morigeratezza dei costumi), che appaiono ormai superati in un’età dominata dalle guerre civili, dal potere assoluto di singoli individui e dal dilagare della corruzione e del lusso. Le due dottrine filosofiche più importanti e influenti in questo periodo sono lo stoicismo e l’epicureismo: nate nella Grecia ellenistica, entrambe pongono al centro della propria riflessione il problema della felicità dell’individuo. Secondo lo – il cui maggiore esponente a Roma sarà Seneca nel I secolo d.C. – e l’essere umano ha il dovere, morale e politico, di perseguire il bene della comunità: questo rende tale filosofia compatibile, in linea di massima, con i tradizionali valori romani. Al contrario l’ – che approfondiremo parlando di Lucrezio (vedi p. 338) – e propone una visione del mondo individualistica, in netto contrasto con i princìpi del ; d’altra parte, essa sembra poter offrire un rifugio e un’alternativa “privata”, nella forma di un’esistenza serenamente appartata, ai drammi e alle delusioni della politica contemporanea. bisogno di nuovi valori stoicismo la felicità si identifica con la virtù epicureismo identifica la felicità con il piacere mos maiorum Agostino Scilla, , 1670-1680. Collezione privata. Il filosofo Epicuro