3. Lo stile

L'adesione a una poetica nuova di stampo alessandrino, rivendicata da Catullo e dalla sua cerchia, è evidente nelle scelte formali e stilistiche riscontrabili a più livelli nel Liber, sia all'interno delle sezioni delle nugae e degli epigrammata sia nei carmina docta.

Le scelte lessicali

Sul piano lessicale, Catullo armonizza perfettamente la presenza di colloquialismi ed elementi del sermo familiaris e della lingua affettiva (come i diminutivi: si pensi, per esempio, al frequente labella, "boccuccia", o all'espressione turgidŭli ocelli, "occhietti un po' gonfi", con il doppio diminutivo di aggettivo e sostantivo) con grecismi ed elementi di stile elevato e raffinatissimo (patronimici e toponimi rari, epiteti divini con prosodia particolare). Questi ultimi tratti caratterizzano maggiormente i carmina docta, nei quali Catullo sfoggia un lessico più ricercato e più alto, ma non mancano anche qui volgarismi ed espressioni proprie del sermo familiaris, in nome della ricerca di una varietas stilistica e innanzitutto lessicale.
Nella poesia di Catullo si incontrano, inoltre, anche termini scurrili di ascendenza popolare (fescennini) e plautina, cui il poeta ricorre soprattutto nei carmi di invettiva per ottenere una maggiore efficacia espressiva.

Le polimetria

In linea con le scelte dei poetae novi, sul piano metrico Catullo non rinuncia a una certa polimetria, ovvero l'uso di metri diversi all'interno di una raccolta unitaria: è questa una delle caratteristiche formali più evidenti della poesia neoterica (e già preneoterica).
Anche nel campo metrico, dunque, si conferma la tendenza alla varietas già osservata sul piano lessicale: questa varietà, che pure può apparire cospicua, è in realtà il frutto di una precisa scelta operata dai poeti nuovi, che si concentrano sulla selezione di metri della tradizione lirica greca e alessandrina. Si tratta, cioè, di qualcosa di profondamente diverso rispetto alla varietà metrica fortemente sperimentale che caratterizza la poesia scenica tragica e comica di età repubblicana (si pensi a Plauto, e ai suoi numeri innumeri, vedi p. 65): la tipologia dei versi richiama precisi generi di riferimento, e d'altra parte anche la lingua è piegata alle esigenze letterarie e si è "normalizzata" dal punto di vista della prosodia attraverso l'eliminazione delle svariate possibilità offerte dalla lingua arcaica ancora in evoluzione.

Le scelte formali

I versi catulliani sono regolari e già classici; in essi non mancano elementi di estrema raffinatezza, come la presenza – tipica della poesia lirica greca – di sinafìa tra il terzo e il quarto verso della strofe saffica nel carme 11 (vedi T15), oppure come una sapiente collocazione delle parole da enfatizzare (nomi propri, allocuzioni, pronomi personali) in concomitanza con le incisioni metriche (vedi Analisi del T1).
Per quanto riguarda le figure retoriche, l'elaborazione formale è in questo caso particolarmente evidente. Numerose, infatti, sono sia le figure di posizione (parallelismi, chiasmi*, anafore*) sia quelle di senso (antitesi*, amplificatio, similitudini*, figure etimologiche*) sia, infine, quelle di suono (allitterazioni*, paronomasie*, onomatopee).
Al di là delle singole figure, va messo in luce come in Catullo stile e forma, struttura e contenuto creino sempre un insieme armonico perfettamente coerente ed equilibrato. Questo si riscontra sia nei carmi brevi sia nei carmina docta: in entrambi i casi la struttura sintattica e quella metrico-ritmica si intrecciano in maniera complessa e stimolante.

STILE

  • La cura formale dei versi è particolarmente attenta e raffinata
  • Il sermo familiaris si combina al lessico letterario ed elevato
  • C'è varietà nella scelta dei metri, selezionati dalla metrica greca
  • L'abbondanza delle figure retoriche è funzionale ai contenuti