T2 La dedica e il progetto
- tratto da Liber, carme 1 [LATINO]
Il carme di apertura, dedicato all'amico Cornelio Nepote, contiene diversi elementi di poetica che contribuiscono senz'altro a far comprendere meglio il progetto letterario del libellus catulliano.
Metro: endecasillabi faleci
Cui dono lepidum novum libellum
arida modo pumice expolītum?
Corneli, tibi: namque tu solebas
meas esse aliquid putare nugas,
5 iam tum, cum ausus es unus Italorum
omne aevum tribus explicare cartis,
doctis, Iuppiter, et laboriosis.
Quare habe tibi, quicquid hoc libelli,
qualecumque; quod, o patrona virgo,
10 plus uno maneat perenne saeclo.
REPETITA IUVANT
cum temporale (con indicativo)
vedi p. 696
1-2. Cui dono... expolītum?
Il poeta immagina di avere in mano la copia del volumen e si interroga su quale sia il dedicatario più adatto. Cui dono: il dativo del pronome interrogativo verrà ripreso da tibi al v. 3. È seguito dal verbo dono, che ricorre con efficacia al modo indicativo anziché al congiuntivo. lepĭdum... expolītum: il "libretto" (il diminutivo si riferisce allo stesso tempo alle dimensioni ridotte dell'oggetto e alla leggerezza dei contenuti dell'opera), "raffinato" (lepĭdum) e "nuovo" (novum), è stato "appena levigato" (modo... expolītum; il termine rimanda alla levigatura finale delle estremità del volumen papiraceo) con la pomice (arida... pumice), pietra leggerissima. Nota i due aggettivi con cui Catullo definisce la sua opera: lepĭdum, che indica la presenza di lepos, la grazia raffinata, ideale artistico della poesia nuova, e novum, che rimanda al concetto di novĭtas letteraria, rivendicato con orgoglio da Catullo e da tutti i poeti della sua cerchia. Il riferimento concreto all'oggetto libro, che oggi si definirebbe fresco di stampa, crea la cornice fittizia del componimento e allo stesso tempo pone le basi per il complesso sistema di riferimenti al concetto di elaborazione formale, innestato sulla corrispondenza tra la leggerezza fisica del volume e quella tematica del suo contenuto.
3-4. Corneli... putare nugas
Arriva qui la risposta al quesito dei vv. 1-2. Il dativo tibi è preceduto dal vocativo del nome proprio dell'amico, collocato con enfasi all'inizio del verso: il dedicatario è Cornelio Nepote (ca 100-27 a.C.), conterraneo di Catullo e autore dei Chronica a cui si allude nei versi successivi. namque: introduce la motivazione della scelta: l'amico (da notare la presenza del pronome personale tu, con poliptoto* dopo tibi) era solito (solebas) ritenere che le "sciocchezze" di Catullo (meas... nugas) "valessero qualcosa" (esse aliquid). meas... nugas: nota il forte iperbato* che separa tra di loro l'aggettivo possessivo (meas) e il sostantivo (nugas), collocati rispettivamente all'inizio e alla fine del verso. Nugae è un importante termine chiave della poesia catulliana, che non a caso dà il nome alla prima sezione del Liber e che lega la poesia al lusus leggero e al tema amoroso, denunciando con orgoglio l'appartenenza a un genere meno impegnato.
5-7. iam tum... laboriosis
In questi versi, collegati ai precedenti grazie alla sottolineatura della coincidenza cronologica (iam tum), Catullo celebra l'opera (per noi perduta) più importante dell'amico. ausus es... Italorum: la lode del grande impegno di Cornelio è sottolineata dal riferimento al coraggio dell'impresa, che l'amico ha avuto l'ardore (ausus es) di portare a termine, "unico tra gli Italici" (unus Italorum). omne... laboriosis: l'opera di Cornelio è una storia universale (omne aevum) esposta organicamente (questo il senso da attribuire al verbo explicare) in tre libri (tribus... cartis) ritenuti "eruditi" (doctis) e frutto di fatica (laboriosis con senso passivo). Iuppiter: è un'esclamazione ("per Giove!").
8-10. Quare... saeclo
Quare... qualecumque: con Quare sono riassunte le motivazioni che fanno di Cornelio il dedicatario dell'opera, a cui Catullo ora concretamente passa (habe tibi significa proprio "eccoti") il libellus (il termine, al genitivo, è collocato alla fine del verso esattamente come al v. 1), qualunque sia il suo valore in termini di dimensioni (quicquid) e di qualità (qualecumque). o patrona... saeclo: Catullo, invocando la Musa (o patrona virgo, volutamente non precisata), si augura che il libro (quod è nesso relativo) possa durare per più di una generazione (plus uno... saeclo).