1-4. Passer... incitare morsus Passero, delizia della mia ragazza, che ci gioca, e lo tiene in grembo, gli concede la punta del dito e sta a provocare i morsetti acuti,
Passer: vocativo, come risulterà evidente da tecum del penultimo verso; deliciae è apposizione di passer. meae puellae: a puella, termine con cui convenzionalmente si indica la donna amata in tutta la poesia erotica latina, si accompagna l'aggettivo possessivo. quicum: è arcaico per quocum, ablativo del pronome relativo. Con questa forma il poeta inizia una sequenza di pronomi relativi (con anafora* e poliptoto*). ludĕre: come gli altri infiniti tenēre, dare e incitare, dipende da solet del v. 4. Il poeta invidia la vicinanza fisica con Lesbia, privilegio del passer, che può ludĕre: il punto di vista soggettivo del poeta, sofferente e quasi geloso, risulta rafforzato dalla scelta di questo verbo, che ha connotazioni erotiche nella poesia neoterica. primum digitum: "la punta del dito", con l'aggettivo in funzione predicativa. cui... adpetenti: nota il forte iperbato* tra pronome relativo e participio.
5-8. cum desiderio... ardor quando il mio fulgido amore è in vena di scherzi che diano conforto al suo dolore, credo, riposo alla dura passione
In questa sezione, introdotta da cum, l'attenzione si sposta su Lesbia e si fa più evidente il punto di vista del poeta. desiderio meo nitenti: il dativo, che si lega a libet del verso successivo, è una perifrasi* che indica la donna amata. Al sostantivo desiderium (che allude al desiderio misto a nostalgia con cui Catullo pensa all'amata) si accompagna ancora una volta l'aggettivo possessivo, seguito qui dal participio di niteo, che indica lo splendore della bellezza. La rima tra adpetenti (v. 3) e nitenti sottolinea il rapporto quasi simbiotico tra Lesbia e il passero, contribuendo a evidenziare lo sguardo "geloso" del poeta. carum nescio quid: lett. "un non so che di amabile"; è complemento oggetto del verbo deponente iocor, qui usato transitivamente nel senso di "dire scherzando" (l'infinito iocari dipende da libet). solaciŏlum: nota l'uso del diminutivo affettivo, tipico del linguaggio catulliano. credo: l'inserzione della parentetica rivela ora pienamente lo sguardo del poeta sulla scena: egli interpreta il gioco di Lesbia con il passero come il tentativo da parte dell'amata di consolare le proprie (sui è riflessivo) pene d'amore.
9-10. tecum ludĕre... curas! potessi anch'io giocare con te come lei, e alleviare le tristi angosce dell'animo.
tecum: sul piano sintattico, solo a questo punto del carme risulta chiaro che si tratta di un'allocuzione all'animale, dal momento che Passer al v. 1 potrebbe essere inteso, di per sé, anche come un nominativo. ludĕre: nota la ripetizione del primo infinito usato dal poeta al v. 2. possem: il congiuntivo imperfetto esprime un desiderio ritenuto irrealizzabile. tristis animi... curas: tristis equivale a tristes. Per indicare gli affanni del cuore Catullo ricorre al lessico convenzionale della poesia amorosa.