T4 La morte del passero

Metro: endecasillabi faleci

Testo in latino su un’unica riga: Lūgēte, ō Vĕnĕrēs | Cŭpīdĭnēsquĕ. Nel testo sono indicati gli accenti e la metrica dell’endecasillabo falecio.

Traduzione: G. Paduano

Lugete, o Veneres Cupidinesque,
et quantum est hominum venustiorum!
Passer mortuus est meae puellae,
passer, deliciae meae puellae,
5 quem plus illa oculis suis amabat;
nam mellitus erat suamque norat
ipsam tam bene, quam puella matrem,
nec sese a gremio illius movebat,
sed circumsiliens modo huc modo illuc
10 ad solam dominam usque pipiabat.
Qui nunc it per iter tenebricosum
illuc, unde negant redire quemquam.
At vobis male sit, malae tenebrae
Orci, quae omnia bella devoratis;
15 tam bellum mihi passerem abstulistis.

REPETITA IUVANT
nesso relativo
vedi p. 698

1-2. Lugete… hominum venustiorum! Piangete, Veneri e Amori, e tutti quanti gli uomini delicati.
Lugete: "piangete"; l'imperativo richiama immediatamente il tema del lamento funebre. Veneres Cupidinesque: il plurale, che potrebbe richiamare la tradizione di divinità omonime, suggerendo un numero indefinito di figure divine in lutto, ben si addice all'idea di dolore universale evocata in questi primi due versi. quantum… venustiorum: la costruzione con il partitivo comprende tutti gli uomini dotati di venustas (venustiorum è comparativo assoluto), "grazia ed eleganza dei modi", una dote importante per Catullo, come dimostra il richiamo etimologico a Veneres del v. 1 (venustas ha la stessa radice di Venus ed è quindi un tratto che associa la donna al divino).

3-10. Passer mortuus est… pipiabat È morto il passero della mia ragazza, il passero, delizia della mia ragazza, che lei amava più dei suoi occhi perché era dolcissimo e riconosceva la sua padrona come una bimba la mamma, non si staccava mai dal suo grembo ma, saltabeccando qua e là, cinguettava a lei soltanto.
L'annuncio della morte del passero si unisce all'evidente richiamo intratestuale al carme precedente (vedi T3), di cui il v. 4 riproduce fedelmente l'incipit. Le strategie di ripetizione, come l'anafora* di passer e l'epifora* di meae puellae, accrescono il pathos. plus illa… amabat: l'amore superiore a quello che si prova per i propri occhi è un motivo caro a Catullo, che lo utilizza anche nel carme 50 (v. 1) a proposito del suo amore fraterno nei confronti di Calvo (vedi T17). mellitus: "di miele, dolce come il miele". Si tratta di un vezzeggiativo con valore affettivo. suamque norat ipsam: il verbo, forma sincopata per noverat, è collocato alla fine del verso e sottolinea il forte iperbato* (con enjambement*) che lega il possessivo riflessivo al sostantivo ipsa, usato qui (come altrove nel Liber) con il valore di "padrona". pipiabat: l'onomatopea chiude la tenera sezione relativa al ricordo del passero e dei giochi affettuosi con Lesbia.

11-15. Qui nunc it… abstulistis E adesso va per la strada buia dove dicono che non si torna indietro. Maledette, malvagie tenebre dell'Ade che divorate tutte le bellezze, ed un passero bellissimo me l'avete tolto.
Qui nunc: la nuova sezione sul destino del passero è introdotta dal nesso relativo. it per iter tenebricosum: nota l'insistenza sul suono t, arricchita dalla figura etimologica*, che attira l'attenzione sulla perifrasi* della strada tenebrosa per indicare l'aldilà. At vobis… Orci: l'imprecazione è introdotta da At, che non ha qui valore avversativo, bensì è formula di passaggio. Il riferimento all'Orco, dio degli inferi che per metonimia* rappresenta l'oltretomba, è efficacemente posto in rilievo all'inizio del verso successivo con enjambement. Nota anche la paronomasia* male… malae. omnia bella: lett. "tutte le cose belle"; l'aggettivo bellus in luogo di pulcher è di uso popolare ed è sottolineato qui dal poliptoto* con bellum del verso successivo. mihi: il dativo del pronome personale svela la partecipazione soggettiva del poeta, accrescendo il lirismo.

Carel Fabritius, Il cardellino. Dipinto raffigurante un piccolo cardellino posato di profilo su un sostegno ligneo fissato a una parete chiara. L’uccello è legato alla zampa da una sottile catenella, che scende lungo il supporto. Il sostegno presenta una forma semplice con una mensola e un anello frontale. La figura del cardellino è resa con piumaggio nei toni del marrone, giallo e nero, mentre lo sfondo uniforme e chiaro mette in evidenza il soggetto isolato.
Carel Fabritius, Il cardellino, 1654. L’Aia, Mauritshuis.