intrecci LETTERATURA E STORIA DELL'ARTE

Gli animali nella letteratura e nell'arte

Il "ciclo del passero" presente nel Liber coniuga motivi e tratti tipici dell'epigramma di ascendenza ellenistica con la consueta soggettività catulliana. Ma non solo: esso offre anche uno sguardo sulla presenza degli animali domestici nella vita quotidiana, nell'arte e nella letteratura antiche.

Nella vita quotidiana

L'animale domestico più presente nelle case romane era il cane, usato anche come animale da guardia (gli archeologi hanno rinvenuto in moltissimi siti mosaici o graffiti con la scritta cave canem, "attenti al cane"). Ma anche gli uccelli, soprattutto colombe, gazze, pappagallini, usignoli, merli e passerotti, erano molto amati.
Le fonti citano anche lepri e scimmie tra gli animali da compagnia (Plinio, Naturalis Historia VIII, 216), mentre sembra che i gatti non fossero presenti nelle case e che a essi fosse preferita la donnola.

Nell'arte

Sin dall'epoca classica gli animali costituiscono uno dei soggetti favoriti dell'arte scultorea e pittorica e dei mosaici antichi. Basti pensare ai diversi animali mitologici e legati a storie di metamorfosi, alle scene di caccia, a singole statue che originariamente potevano far parte di un gruppo scultoreo (come la cagna ferita, copia di un originale di Lisippo, conservata al Museo Barracco di Roma), oppure ai serpenti marini vividamente rappresentati nel famoso gruppo scultoreo del Laocoonte (che si trova presso i Musei Vaticani).

Nella letteratura

Catullo non è l'unico autore antico ad aver dedicato dei versi a un animale domestico. Quella dell'epicedio in onore di un animale è al contrario una tradizione già presente nella poesia ellenistica. All'interno dell'Antologia Palatina (una raccolta di epigrammi greci composti in periodi diversi compilata a Bisanzio attorno al X secolo d.C.) compaiono diversi esempi del genere: un epigramma della poetessa Ànite in morte di un grillo e di una cicala (A.P. VII, 190), uno in morte di un gallo (VII, 202), uno in morte di un delfino (VII, 215), uno di Meleagro per una lepre (A.P. VII, 207).
In ambito latino, oltre ad alcune epigrafi sulla tomba di animali, il motivo ha avuto una certa fortuna letteraria, soprattutto nell'epigrammatista Marziale: IV, 32 (in morte di un'ape); VI, 15 (in morte di una formica); XI, 69 (per la cagna Lidia). Proprio Marziale, peraltro, cita il passero catulliano in apertura di un celebre componimento in onore della cagnetta Issa (I, 109): Issa est passere nequior Catulli («Issa è più maliziosa del passero di Catullo»).


Dettaglio di un affresco romano con raffigurazione di un uccello di profilo, posato su un gradino dipinto nei toni dell’ocra e del giallo. L’animale, con corpo slanciato, becco sottile e zampe sottili, è reso con piumaggio grigio, bianco e scuro. Sullo sfondo si riconoscono elementi architettonici dipinti: una parete rossa decorata con riquadri geometrici e due colonne con basi rosse. La superficie pittorica presenta abrasioni e segni di usura.
Dettaglio di un affresco della Villa di Poppea Sabina nei pressi di Napoli, I sec. a.C.