1-3. Vivamus… assis! Viviamo, Lesbia mia, ed amiamoci, e i brontolii dei vecchi austeri valutiamoli, tutti insieme, due soldi.
Vivamus… amemus: il primo verso è costruito a cornice con i due congiuntivi esortativi (Vivamus e amemus) in apertura e chiusura: l'invito a godere la vita e l'amore, tradizionale della poesia greca (pensiamo a quanto scriveva il poeta elegiaco del VII-VI secolo a.C., Mimnermo, nel fr. 1 West: «Ma quale vita, quale piacere senza l'aurea Afrodite? / Possa morire quando non più di ciò mi diletti», trad. C. Di Noi), è reso più soggettivo dalla presenza dell'allocuzione all'amata (mea Lesbia) collocata al centro del verso. rumoresque senum… assis: il tema è connesso a quello della necessaria indifferenza ai mormorii e alle chiacchiere moraliste (rumores) dei vecchi rigidi (severiorum è un comparativo assoluto), che gli amanti devono tenere poco in considerazione (unius aestimemus assis; l'"asse", qui al genitivo di stima, era la più piccola moneta romana). Omnes ("tutti") è accostato a unius in antitesi*, rafforzata dal doppio iperbato*. La forma unĭus (in luogo di unīus) si trova spesso in poesia.
4-6. Soles occidĕre… una dormienda Il sole può tramontare e tornare, ma noi, quand'è tramontata la nostra breve luce, dobbiamo dormire una sola notte, perpetua.
Il poeta richiama in questi versi il tema della morte: essa rende unica la vita umana, che per questo va vissuta a fondo. L'esperienza della morte come tramonto della vita è introdotta dal riferimento alla ripetizione di tramonti e albe: i "soli" (il plurale soles, che può intendersi come metonimia*, equivalente a dies, o come plurale poetico, è efficacemente contrapposto ai singolari lux e nox che rispettivamente chiudono e aprono i vv. 5 e 6) possono continuamente tramontare e sorgere (occidĕre et redīre), ma noi – una volta che la breve luce della vita è tramontata – non possiamo che dormire una notte eterna, che è una sola (nox est perpetua una dormienda). semel: "una sola volta"; è posto al centro del verso a sottolineare l'unicità di questo tramonto definitivo. una: il poeta torna a insistere sull'opposizione tra esperienza unica dell'essere umano e ripetitività dei fenomeni della natura. nox est… dormienda: l'ineluttabilità del destino umano è sottolineata anche dalla scelta del costrutto della perifrastica passiva, in cui è nox il soggetto grammaticale (così come lux lo è della subordinata).
7-9. Da mi basia… centum Dammi mille baci, e poi cento, poi altri mille e altri cento, poi ancora altri mille e altri cento.
Il riferimento precedente alla morte è sufficiente a cogliere il senso del passaggio all'imperativo del bacio (da mi basia: mi è forma contratta del pronome personale mihi; per il termine basium, vedi p. 281). Come è stato notato da Alfonso Traina (vedi Analisi), Catullo crea in questa sezione come dei «mucchietti» di baci, a gruppi numerici alternati di mille e di cento: il ritmo e la ripetizione con variatio favoriscono la percezione di questa sequenza, che il poeta si augura infinita.