T6 Un infinito numero di baci

  • tratto da Liber, carme 7 [LATINO/ITALIANO]

Il componimento è strettamente legato al carme 5 (vedi T5). Il poeta immagina di rispondere alla domanda di Lesbia su quanti baci possano bastargli per sentirsi soddisfatto. La risposta è una sequenza molto dotta di sapore aritmetico con il richiamo finale al «malocchio» (vedi p. 14).

Metro: endecasillabi faleci

Testo in latino su un’unica riga: Quāērīs quōt mĭhĭ | bāsĭātĭōnēs. Nel testo sono indicati gli accenti e la metrica dell’endecasillabo falecio.

Traduzione: G. Paduano

Quaeris quot mihi basiationes
tuae, Lesbia, sint satis superque.
Quam magnus numerus Libyssae arenae
lasarpiciferis iacet Cўrēnis,
5 oraclum Iovis inter aestuosi
et Batti veteris sacrum sepulcrum,
aut quam sidera multa, cum tacet nox,
furtivos hominum vident amores,
tam te basia multa basiare
10 vesano satis et super Catullo est,
quae nec pernumerare curiosi
possint nec mala fascinare lingua.

REPETITA IUVANT
cum temporale (con indicativo)
vedi p. 696

1-2. Quaeris quot… superque Mi chiedi quanti tuoi baci, Lesbia, mi bastino e avanzino.
Nei primi due versi Catullo imposta la domanda fittizia di Lesbia, incorniciandola tra le due allitterazioni* in q (Quaeris quot) e in s (sint satis superque). Al centro della coppia di versi, collocati enfaticamente alla fine del primo, i lunghi baci legano il poeta (mihi) e l'amata (tuae).

3-8. Quam magnus… amores Quanti granelli di sabbia del deserto libico stanno a Cirene, produttrice di silfio, tra l'oracolo afoso di Giove e il sepolcro dell'antico Batto, o quante stelle nel silenzio notturno spiano gli amori segreti degli uomini,
In questi versi Catullo colloca la prima parte della sua risposta, che consiste nel duplice paragone con i granelli di sabbia e le stelle del cielo, gli uni e gli altri impossibili da contare. La sezione è estremamente dotta ed elaborata. magnus numerus… Cўrēnis: si parla ai vv. 3-6 della sabbia libica (Libyssae è un grecismo, a cui in genere è preferito Libycus) che si trova a Cirene (Cўrēnis presenta eccezionalmente la prima sillaba breve come in Callimaco), terra produttrice del silfio, una pianta medica (lasarpiciferis, lett. "fertile di silfio"; è un lungo composto di gusto epico). oraclum Iovis… sepulcrum: segue un'ulteriore, dotta precisazione geografica con la menzione del tempio di Giove Ammone (oraclum Iovis) e del sepolcro di Batto, primo re di Cirene (Batti… sepulcrum). Soprattutto la menzione di Batto rivela il gusto alessandrino-callimacheo, in quanto proprio Batto è tradizionalmente il nome di un antenato di Callimaco, detto per questo "il Battiade". aut quam… amores: il secondo paragone, quello con le stelle (sidera multa), introduce quel gusto soggettivo che sempre accompagna l'elaborazione formale nel Liber: nel silenzio della notte (cum tacet nox, lett. "quando la notte tace"), innumerevoli, le stelle osservano dall'alto gli amori furtivi degli uomini (furtivos hominum… amores, con iperbato). Si stabilisce così un legame con la situazione concreta della domanda di Lesbia a Catullo, che favorisce il passaggio alla sezione successiva.

9-12. tam te basia… lingua altrettanti sono i baci che bastano e avanzano al tuo pazzo Catullo, che i curiosi non possano farne il conto o i maligni gettare il malocchio.
tam: in correlazione con quam ai vv. 3 e 7, introduce l'ultima parte del carme (vv. 9-12). basia multa basiare: figura etimologica*; riporta immediatamente all'attenzione il tema dei baci. vesano satis… est: la ripetizione della domanda del v. 2 con variatio della congiunzione coordinante (et in luogo di -que enclitico) e con il verbo all'indicativo è accompagnata dal dativo del nome proprio di Catullo, che così si lega a Lesbia, nominata espressamente al v. 2. Il poeta è definito "pazzo" con un termine, vesanus, che rimanda al tema della follia d'amore, spesso presente nel Liber, in particolare nel carme 8. quae nec… lingua: costruisci: quae nec curiosi possint pernumerare nec mala lingua [possit] fascinare. In questi ultimi due versi, occupati da una proposizione relativa con valore consecutivo, è recuperato il tema della necessità di ignorare il numero dei baci per difendersi dal malocchio causato dai malevoli (mala… lingua): il prefisso per- in pernumerare indica un'operazione compiuta completamente, che non deve essere possibile ai curiosi.