aut (quod non potis est) esse pudica velit;
25 ipse valere opto et taetrum hunc deponere morbum.
O di, reddite mi hoc pro pietate mea.
quod non potis est: l'inciso esprime un tono di amarezza e di disapprovazione nei confronti del comportamento della donna, tacciata di infedeltà. ipse: va considerato in antitesi a illa del v. 23 e indica l'intenzione del poeta di spostare definitivamente la propria attenzione da Lesbia al proprio benessere personale. valere opto… morbum: di nuovo torna e si fa più specifica la metafora dell'amore come malattia, che avrà molta fortuna nella poesia elegiaca successiva e che si conserverà fino ai nostri giorni; valere indica la guarigione dal sentimento amoroso e il termine tecnico morbum definisce esplicitamente l'amore nei termini, appunto, di una patologia. O di: Catullo reitera l'invocazione agli dèi e con essa chiude il poema, al quale è così impresso un ulteriore tono di solennità. reddite… pro pietate mea: l'idea che gli dèi debbano "dare in cambio" a Catullo la serenità per la sua devozione è coerente con la visione contrattualistica insita nella religione romana, per la quale le divinità concedono solo ricevendo un'offerta in cambio; l'ultimo riferimento alla pietas richiama il primo distico del poema, nel quale il poeta si era definito pius (v. 2), in una "composizione ad anello" (Ringkomposition).
ANALISI DEL TESTO
Un distacco impensabile ma necessario
Il carme segna un passo ulteriore rispetto agli altri componimenti del discidium, ai quali pure lo legano numerosi rimandi lessicali e tematici: non più la lacerazione tra odio e amore (vedi T1), né la sofferenza che diventa invettiva (vedi T9), bensì la disperata consapevolezza della necessità di rinunciare all'idea dell'amore con Lesbia. Il dissidio non riguarda più i sentimenti per la donna, ma è tutto rivolto all'interiorità del poeta: è lui a dover trovare la forza dentro di sé e il contrasto è tutto interno al suo animo.
Il componimento offre un catalogo delle tematiche legate alla rappresentazione catulliana dell'amore per Lesbia: il valore della fides, che connota il rapporto d'amore come un foedus, un patto sancito dalla reciproca fedeltà e dedizione degli amanti; quello della pietas, che rappresenta la piena devozione di Catullo al rapporto e alla donna amata; la disperazione del poeta amante, che è miser perché rifiutato dalla donna, colpevole di aver tradito il foedus e di non aver ricambiato con i propri comportamenti la fides dell'amante; l'amore come un morbo che affligge il poeta contro la sua volontà, che ne fiacca il fisico e la mente, raggiungendo i luoghi più intimi del suo animo.
Catullo e gli dèi
Nel caso di questo carme, Catullo unisce alla tematica d'amore un riferimento alla sfera religiosa, le cui implicazioni sono oggetto di discussione da parte della critica. Si tratta davvero di una preghiera agli dèi e dunque Catullo sta coinvolgendo l'ambito della religione tradizionale all'interno del suo carme d'amore? O si tratta di una preghiera soltanto formale? Certamente con il riferimento alla dimensione contrattualistica della religione romana Catullo dimostra di conoscere bene il contesto della religione tradizionale e le sue dinamiche. È da notare, in ogni caso, come anche nella sua poesia d'amore Catullo chiami in causa tematiche più ampie, unendo l'eleganza e l'elaborazione formale di gusto ellenistico a un contesto culturale fortemente romano.
T13 Il patto d'amore
- tratto da Liber, carme 87 [LATINO/ITALIANO]
Parallelismo e contrapposizioni caratterizzano i due distici del carme 87, il carme della disperazione, in cui Catullo riconosce e rivendica con amarezza di essere stato il solo a rispettare il patto d'amore che lo legava a Lesbia, amata da lui come nessuna donna potrebbe mai dirsi amata.