T17 La passione poetica
- tratto da Liber, carme 50 [LATINO]
In questo carme, uno dei più celebri del corpus, Catullo rievoca una serata con l'amico Calvo vissuta all'insegna dell'amicizia e della poesia.
In questo carme, uno dei più celebri del corpus, Catullo rievoca una serata con l'amico Calvo vissuta all'insegna dell'amicizia e della poesia.
Metro: endecasillabi faleci
Hesterno, Licini, die otiosi
multum lusimus in meis tabellis,
ut convenerat esse delicatos:
scribens versiculos uterque nostrum
5 ludebat numero modo hoc modo illoc,
reddens mutua per iocum atque vinum.
atque illinc abii tuo lepore
incensus, Licini, facetiisque,
ut nec me miserum cibus iuvaret
10 nec somnus tegeret quiete ocellos,
sed toto indomitus furore lecto
versarer, cupiens videre lucem,
ut tecum loquerer, simulque essem.
at defessa labore membra postquam
15 semimortua lectulo iacebant,
hoc, iucunde, tibi poema feci,
ex quo perspiceres meum dolorem.
nunc audax cave sis, precesque nostras,
oramus, cave despuas, ocelle,
REPETITA IUVANT
imperativo negativo
vedi p. 697
1-3. Hesterno… delicatos
Hesterno, Licini, die: Catullo si rivolge all'amico Licinio Calvo: il nome proprio, al vocativo, è incorniciato dal solenne iperbato* che definisce l'occasione cronologica (Hesterno… die, "ieri"). lusimus: i due, dediti all'otium letterario, hanno giocato a fare poesia: ludĕre è verbo tecnico della composizione poetica e rinvia anche al carattere nugatorio della poesia neoterica. in meis… delicatos: la descrizione della scena è vivacizzata dal riferimento al dettaglio concreto delle tavolette cerate (in meis tabellis), mentre nel v. 3 si fa riferimento alle regole del gioco (ut convenerat) che i due amici si sono dati, dedicarsi cioè alla poesia "delicata", che è allo stesso tempo leggera e di buon gusto.
4-6. Scribens versiculos… vinum
Continuando il racconto della serata, Catullo fornisce ulteriori dettagli sulla gara di poesia: ciascuno dei due amici (uterque), "scrivendo versetti (Scribens versiculos), componeva (ludebat ricorre qui per la seconda volta nel testo) utilizzando ora uno ora un altro metro" (numero modo hoc modo illoc), in uno scambio reciproco (reddens mutua) all'interno di una cornice simposiale. versiculos: il diminutivo fa nuovamente riferimento alla leggerezza della poesia neoterica, e contemporaneamente rinvia al tema dell'improvvisazione. numero: ha valore tecnico, "metro".
7-13. Atque illinc… ut essem
La nuova allocuzione all'amico segna il passaggio alla seconda parte della serata, quando Catullo va via "da lì" (illinc), completamente "acceso (incensus) dal fascino e dallo spirito" dell'amico (tuo lepore… facetiisque; lepos e facetiae rientrano tra i termini chiave della poesia neoterica). incensus: il participio richiama il motivo del fuoco d'amore, accostando a questo sentimento la passione comune per la poesia. ut nec me… ocellos: l'adrenalinica sensazione di cui Catullo si sente pervaso è forte al punto da togliergli la fame e il sonno (ut ha valore consecutivo), entrambi sintomi della passione amorosa, a cui rimanda anche l'uso dell'aggettivo miserum. Nec somnus… ocellus significa letteralmente "che il sonno copriva gli occhietti nella [sua] quiete" (quiete è ablativo strumentale). toto indomitus… loquerer: il poeta è costretto a rigirarsi per tutto il letto (toto… lecto in iperbato) "in preda a una incontrollabile inquietudine" (indomitus furore è in enallage*) e "bramoso di vedere la luce" (cupiens videre lucem) del nuovo giorno per poter rivedere l'amico e tornare a parlare con lui (ut tecum loquerer).
14-17. At defessa… dolorem
A questo punto Catullo rievoca il momento stesso della composizione del carme: dopo la fatica (labore) descritta nei versi precedenti, le "membra spossate" (defessa… membra) e "mezze morte" (semimortua) sono riuscite a trovare riposo sul letto e il poeta ha potuto comporre per l'amico caro (iucunde, tibi) "questo componimento" (il deittico hoc, riferito a poema, rimanda al carme stesso), al fine di mostrargli la sua sofferenza (ex quo perspiceres meum dolorem, lett. "dal quale comprendessi il mio dolore").
18-21. Nunc audax… caveto
Nunc: segna il passaggio all'ultima sezione del brano, in cui il poeta implora (oramus) l'amico (per l'allocuzione qui è usato il vezzeggiativo ocelle, "luce dei miei occhi") di non essere "arrogante" (audax) e non disprezzare le sue preghiere. cave… cave: imperativo di caveo (con la vocale finale abbreviata per correptio iambica) seguito in asindeto* dal congiuntivo (sis e despuas); è ripetuto anaforicamente.