20 ne poenas Nemesis reposcat a te.
Est vemens dea; laedere hanc caveto.

ne poenas… caveto: il carme si conclude con un riferimento a Nemesi, la “violenta” (vemens equivale a vehemens) dea della vendetta, che potrebbe farla pagare a Calvo, qualora non apprezzasse la poesia di Catullo, e con l’esortazione a non offenderla. L’imperativo futuro finale, caveto, è caratteristico dei testi giuridici e sacrali.

ANALISI DEL TESTO

La tecnica poetica

Catullo utilizza diversi termini tecnici della composizione poetica o comunque allusivi alle scelte di poetica (lusimus, v. 2; versiculos, v. 4; ludebat e numero, v. 5; lepore, v. 7; facetiis, v. 8; poema, v. 16). Fare poesia insieme nella cerchia neoterica era un’attività importante, fondata su regole chiare, sulla varietà metrica, sulla grazia e sulla reciprocità.

La passione

L’“adrenalina” dopo la serata viene descritta dal poeta con gli stessi sintomi della passione amorosa: non ha voglia di mangiare, non riesce a dormire, si rigira nel letto e non vede l’ora che sorga il giorno per poter continuare il colloquio con l’amico (vv. 9-13); il suo desiderio è descritto addirittura come una forma di sofferenza (dolorem, v. 17).
Solo dopo che l’estasi è passata, Catullo – ormai spossato dall’eccitazione provata (vv. 14-15) – può dedicarsi alla stesura del carme, in cui renderà eterno il momento appena vissuto.

LABORATORIO SUL TESTO

COMPRENSIONE E ANALISI

  1. Sintetizza il contenuto del brano, dividendolo in tre sezioni.
  2. Il carme è tutto incentrato sulla similitudine tra il rapporto di amicizia che lega Catullo a Calvo e una relazione amorosa. Quali elementi sottolineano questo aspetto?
  3. Quali sono il tono e il registro linguistico prevalenti in questo carme? Motiva la tua risposta facendo precisi riferimenti al testo.

intrecci LETTERATURA

Il Catullocalvos di Pascoli

Il carme 50 di Catullo ha fornito l’ispirazione per uno dei lavori più interessanti della produzione latina di Giovanni Pascoli (1855-1912), il Catullocalvos. L’opera, composta nel 1897 e premiata al Certamen Hoeufftianum di Amsterdam, è un poema polimetrico in 328 versi che contiene tutti i metri presenti nel Liber di Catullo. Traendo ispirazione dalla gara tra Catullo e Calvo (il titolo costituisce una crasi dei due nomi, e si ispira a un uso attestato tra i poeti preneoterici: ne è un esempio la Protesilaudamia di Levio Melisso), Pascoli si diverte a comporre i carmi che i due poetae novi si sarebbero scambiati durante la serata e ricrea una cornice narrativa, per la quale sceglie l’esametro dattilico. L’introduzione occupa i vv. 1-73 ed è seguita da quattordici componimenti di tema e metro diverso, composti e recitati alternativamente da Catullo e da Calvo, e che contengono tutti reminiscenze catulliane.
I versi finali (vv. 323-328), in esametri, mostrano con evidenza la dipendenza dal carme 50, di cui sono menzionati diversi dettagli (l’arrivo della notte, l’impossibilità di dormire, la composizione del poemetto per Calvo da parte di Catullo) e a cui Pascoli rimanda esplicitamente nell’ultimo verso mediante la preterizione: «Si alzano alla fine, perché cala la sera. Ma come poi la cena non andò giù a Catullo, né poté chiudere occhio la notte (ma, lasciato il letto, passò nel divano, e così ti dedicò, caro Calvo, una piccola poesia), l’ha detto, credo, lui stesso e non occorre che io lo ripeta» (trad. A. Traina).


Ritratto fotografico in bianco e nero di Giovanni Pascoli, ripreso a mezzo busto. Il poeta è raffigurato di fronte, con il capo leggermente ruotato, capelli corti pettinati di lato e folti baffi. Indossa una camicia chiara con colletto e una toga o mantello scuro con ampio bordo chiaro, tipico abbigliamento accademico. Lo sfondo è neutro e uniforme, privo di elementi decorativi.