ANALISI DEL TESTO
Il ritorno tra entusiasmo e addii
Al ritorno della primavera (Iam ver egelidos refert tepores, / iam caeli furor aequinoctialis / iocundis Zephyri silescit aureis, vv. 1-3 del testo latino), il poeta si appresta a lasciare Nicea, in Bitinia, per dirigersi alle città della costa occidentale dell'Asia Minore (vv. 4-6). La circostanza suscita in lui due emozioni diverse: il desiderio di viaggiare, legato al ritorno alla vita primaverile (Iam mens praetrepidans avet vagari, / iam laeti studio pedes vigescunt, vv. 7-8), come suggerisce la ripresa dell'anafora* di iam presente già ai vv. 1-2; e il pensiero di doversi separare dagli amici che, come lui, si accingono a tornare a casa, ma ciascuno per vie diverse: diversae variae viae reportant (v. 11), dove è da notare la concentrazione di figure di suono (consonanza*: diversae variae; allitterazione*: diversae variae viae; assonanza*: diversae variae viae), a dare così il massimo rilievo alla chiusa.
Leggendo e analizzando altri carmi catulliani (vedi T14 e T18) è emerso come il tema del viaggio in Oriente si leghi spesso al riferimento, implicito o esplicito, all'epos omerico; anche in questo caso, l'immagine dei compagni che, lontani da casa (longe… a domo profectos, v. 10), si apprestano a ritornare in patria, ciascuno seguendo un proprio percorso, non può non evocare il ricordo dei nòstoi (i "ritorni") degli eroi greci che avevano combattuto la guerra di Troia: ciascuno di loro aveva dovuto affrontare una serie di peripezie e, non di rado, di tragedie prima di poter fare ritorno alla propria città.