LA CRISI DELLA REPUBBLICA E LE GUERRE CIVILI 4. La fortuna L oblio medievale e la riscoperta rinascimentale Durante il Medioevo il De rerum natu- ra sembra scomparire, tranne per pochi cenni; non si pu escludere che il poema fosse noto solo in via indiretta attraverso le citazioni contenute in opere di et precedenti. Nel 1417 l umanista Poggio Bracciolini (1380-1459) scopre in un convento in Ger- mania un manoscritto (oggi perduto) contenente il De rerum natura, lo fa copiare e invia la copia all amico Niccol Niccoli (1365-1437) a Firenze. Il ritrovamento consente all opera di godere di una rinnovata e rapida diffusione, poi ulteriormente facilitata dalla pubblicazione a stampa (1473). Il poema riceve presto l attenzione dei circoli filologici ed esercita un grande im- patto letterario e filosofico dapprima in Italia e poi nel resto d Europa. L influenza del modello lucreziano si pu osservare, per esempio, nelle opere di Angelo Poliziano (1454-1494), la cui rappresentazione di Venere nelle Stanze per la giostra, debitri- ce del proemio al primo libro di Lucrezio, ispir la Primavera di Sandro Botticelli (1445-1510). Anche Matteo Maria Boiardo (1441-1494) recupera spunti lucreziani per la propria concezione dell Amore nell Orlando innamorato. L influenza sulla letteratura e la filosofia in et moderna Nel Cinquecento Torquato Tasso (1544-1595) a rendere omaggio al De rerum natura nella Gerusalemme liberata, riprendendo l immagine lucreziana del bicchiere dagli orli coperti di miele ( p. 371). Il poema ispira anche pensatori ritenuti eretici come Giordano Bruno (1548- 1600), che condivide con Lucrezio la concezione atomistica del mondo e giunge su questa base all idea di un universo infinito nello spazio e nel tempo che anticipa gli sviluppi della scienza contemporanea. L atomismo epicureo professato da Lucrezio viene apprezzato da alcuni pensa- tori e scienziati del XVII secolo, tra i quali il filosofo e matematico francese Pierre Gassendi (1592-1655), che si propone di conciliare la filosofia epicurea con la fede cristiana, e il fisico e matematico inglese Isaac Newton (1642-1727), che fa proprie alcune idee epicuree come quella del moto dei corpi inerti. Francesco Podesti, Toquato Tasso legge il suo poema alla corte degli Este, 1842. Brescia, Pinacoteca Tosio-Martinengo. In epoca illuminista il filosofo francese Voltaire (1694-1778) ne fa un simbolo del- la lotta della ragione contro l oscurantismo, mentre il poeta e drammaturgo tedesco Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) ne condivide gli insegnamenti e ne ammira la grandezza sia poetica sia argomentativa. L Ottocento e il Novecento Ugo Foscolo (1778-1827) si propone di tradurre in prosa il poema: non realizza tale progetto, ma i suoi componimenti tradiscono a pi riprese l influsso di Lucrezio. Giacomo Leopardi (1798-1837) si ispira all elogio di Epicuro nei versi della Ginestra: «Nobil natura quella / che a sollevar s ardisce / gli occhi mortali incontra / al comun fato, e che con franca lingua, / nulla al ver detraendo, / confessa il mal che ci fu dato in sorte, / e il basso stato e frale» (vv. 111-117). Lo scienziato inglese Charles Darwin (1809-1882) trova nel poeta latino uno degli ispiratori della teoria dell evoluzione delle specie, ed entrambi, Lucrezio e Darwin, sono citati da Karl Marx (1818-1883) come rappresentanti della visione meccanicistica (e non finalistica) del mondo. L influenza del De rerum natura rimane vitale nella letteratura europea del XX se- colo: lo scrittore francese Albert Camus (1913-1960) nella sua riflessione sull idea di rivoluzione vede in Lucrezio un precursore della negazione moderna dei valori religiosi tradizionali. Italo Calvino (1923-1985) ne parla nelle Lezioni americane ( p. 408). 350