L autore Lucrezio parole che non muoiono Lucrezio Tantum religio potuit suadere malorum «A tanto grandi mali pot spingere la religione» Questa espressione chiude l episodio del sacrificio di Ifigen a (libro I), emblema, per Lucrezio, delle atrocit a cui pu spingere la religio tradizionale. A partire dagli autori cristiani il concetto utilizzato il pi delle volte per le religioni pagane, bench il filosofo Immanuel Kant (1724-1804) ammetta la possibilit di una sua applicazione anche al cristianesimo. La frase usata ancora oggi da coloro che ritengono le religioni portatrici di un approccio oscurantista. Nil posse creari de nihilo «Nulla pu essere creato dal nulla» L espressione (libro I) si basa su un concetto filosofico molto diffuso nel pensiero greco e ha avuto fortuna nella letteratura latina (per esempio in Persio, poeta del I secolo d.C.). La filosofia moderna riprende questa idea, ed simile la frase attribuita allo scienziato e filosofo francese Antoine-Laurent Lavoisier (1743-1794), autore della legge della conservazione della massa: «Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma». Omnis cum in tenebris praesertim vita laboret «Poich tutta la vita si affatica soprattutto nelle tenebre» Nei versi che seguono questa frase (libro II) Lucrezio afferma che i timori irrazionali degli esseri umani non dovrebbero fare pi paura delle figure che i bambini immaginano nelle tenebre. Il concetto gi noto al poeta Lucilio (II secolo a.C.) ed poi ripreso nel I secolo d.C. dal filosofo stoico Seneca, che cita esplicitamente Lucrezio nelle Epistole a Lucilio. Ancora oggi diffusa la metafora delle tenebre per indicare l oscurit che deriva dalla mancanza della ragione. Eripitur persona manet res «La maschera tolta, rimane la realt » L espressione (libro III) usata da Lucrezio per affermare che il pericolo rivela la vera natura delle persone. L idea per la quale nella difficolt che si mostra il carattere giunta fino a noi. Pi in generale, e senza il riferimento al pericolo, l immagine della maschera che tutti indossiamo si incontra spesso nella letteratura del Novecento: alla base, per esempio, del romanzo Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello (1867-1936). Ritratto di Lucrezio, incisione in un edizione settecentesca del De rerum natura. 351