Con questo primo discorso dichiara di conoscere i piani del sovversivo, che invita a lasciare Roma, e dimostra la compattezza dei senatori contro i traditori dello Stato (vedi T4 e T5). Catilina, compreso il pericolo, si reca a Fiesole, in Etruria, dove il suo seguace Manlio ha radunato un esercito di coloni sillani, di vecchi aristocratici decaduti, di diseredati e addirittura malfattori.
Il 9 novembre il console informa il popolo romano dell'abbandono della patria da parte del sovversivo, ripete le accuse già rivolte contro di lui e informa sulla cospicua forza militare presente in Etruria (seconda Catilinaria).
Il pomeriggio del 3 dicembre Cicerone riferisce al popolo i fatti avvenuti nella seduta in Senato tenutasi la mattina (terza Catilinaria): annuncia che i catilinari rimasti a Roma sono stati arrestati grazie all'intercettazione di lettere che testimoniano di un loro complotto con i Galli Allòbrogi perché scatenino una rivolta al di là delle Alpi. Cicerone riceve il titolo onorifico di pater patriae per aver salvato lo Stato e in suo onore il Senato decreta una supplicatio, una solenne cerimonia di ringraziamento agli dèi.
Il 5 dicembre Cicerone pronuncia un'orazione in Senato (quarta Catilinaria), dove per cinque catilinari si decide la condanna a morte senza un regolare processo e la revoca della provocatio ad populum, il diritto di appellarsi al popolo (Cesare aveva invece proposto il confino quale condanna per i catilinari).
Catilina viene sconfitto e ucciso nel 62 a.C. nella battaglia di Pistoia contro l'esercito di Gaio Antonio Ibrida, collega di Cicerone.

Joseph-Marie Vien, Il giuramento di Catilina. In un ambiente interno sono raffigurati più uomini riuniti attorno a un altare o a un piano in pietra. Al centro due figure maschili si stringono la mano in gesto solenne: una indossa un’armatura con mantello verde, l’altra è vestita con tunica chiara e mantello arancio e regge una coppa. Intorno a loro altri uomini osservano la scena, alcuni armati, altri con il braccio alzato in segno di adesione. I volti sono ravvicinati e rivolti verso il gesto centrale, che concentra l’attenzione dell’azione.
Joseph-Marie Vien, Il giuramento di Catilina, 1809 ca. Collezione privata.

PLUS

LA CONCORDIA ORDINUM

Nell'anno del suo consolato Cicerone elabora un programma politico fondato sulla concordia ordinum, che prevede l'accordo e la collaborazione tra le classi sociali, cioè tra gli ottimati (optimates) e i cavalieri (equites); Cicerone, infatti, crede che il superamento della crisi della repubblica si possa raggiungere solo grazie a un patto tra i ceti contrari alla sovversione sociale. Nel tentativo di salvare l'aristocrazia e il partito filosenatorio propone quindi di riunire tutte le forze sociali, arrivando a prevedere eventualmente l'arbitrato di politici eminenti che favoriscano soprattutto gli interessi dei ceti possidenti; tale soluzione è ovviamente rigettata dai populares. Nella peroratio (vedi p. 419) della prima Catilinaria Cicerone rivolgendosi ai senatori afferma: «Vi sarà in noi consoli uno zelo così vivo, in voi un'autorità così alta, nei cavalieri romani un coraggio così forte, in tutti gli onesti un accordo così pieno che, con la partenza di Catilina, tutte le trame della congiura si presenteranno ai vostri occhi svelate, messe in piena luce, soffocate, punite» (trad. G. Bellardi).
Tuttavia, in seguito al primo triumvirato, cioè l'accordo segreto con cui nel 60 a.C. Pompeo, Cesare e Crasso si spartiscono il potere, questa linea politica di Cicerone, che auspica una coalizione dell'ordine senatorio e dell'ordine equestre, risulta ormai superata.