La Pro Murena

Tra la prima e la seconda Catilinaria, nel novembre-dicembre del 63 a.C., Cicerone difende l'amico Lucio Licinio Murena, console designato per il 62 a.C., accusato di brogli elettorali dal rivale Servio Sulpicio Rufo, che si era appellato alla Lex Tullia de ambitu, con cui si inasprivano le pene per i colpevoli del crimine di corruzione nella competizione elettorale.

La Pro Archia poeta

Nel 62 a.C. Cicerone assume la difesa di Aulo Licinio Archia, un poeta greco originario di Antiochia di Siria, trasferitosi poi a Roma. Suo patrono è il generale Licinio Lucullo: Archia è al suo seguito nella spedizione contro Mitridate nell'87-86 a.C. e per lui compone un De bello Mitridatico. Dopo l'approvazione della Lex Papia, che mirava a espellere gli stranieri da Roma, il poeta viene accusato da un tale Grazio di usurpazione della cittadinanza romana. L'orazione, oltre alla confutazione delle inconsistenti accuse, contiene un appassionato elogio della letteratura e della poesia, essenza dell'humanitas (vedi p. 524).

L'oratoria anticlodiana (57-52 a.C.)

L'oratoria anticlodiana intrapresa da Cicerone dopo l'esilio (🡪 p. 415) include la Pro Sestio, la In Vatinium testem, la Pro Caelio, con la quale viene violentemente attaccata la sorella di Clodio, la In Pisonem. A queste si aggiunge, alcuni anni dopo, la Pro Milone.

La Pro Sestio e il consensus omnium bonorum

Nel 56 a.C. il tribuno della plebe Publio Sestio (uno degli artefici del ritorno a Roma di Cicerone) viene accusato de vi, cioè "di atti violenti", poiché ha organizzato bande armate in opposizione a quelle di Clodio. Cicerone ne prende le difese con l'orazione Pro Sestio, dibattuta dal 1° all'11 marzo. In questa occasione, egli torna a parlare della salvezza della res publica, riflette sulla storia recente, dai Gracchi in poi, e propone una soluzione di carattere etico-politico. Nella Pro Sestio troviamo una chiara definizione dei concetti di optimates e populares (97-98): i primi, tra i quali il nuovo programma ciceroniano arriva a includere anche i ceti sociali più umili, difendono la religione tradizionale, le magistrature, l'autorità del Senato e il mos maiorum e vogliono la pace sociale, efficacemente espressa dalla formula cum dignitate otium ("la tranquillità congiunta con la dignità"); i secondi sono sostanzialmente demagoghi, fautori del disordine e della sedizione. Il precedente appello alla concordia ordinum (vedi p. 422) si trasforma ora nella ricerca del consensus omnium bonorum, cioè di tutti quei cittadini interessati alla tutela delle strutture repubblicane e alla creazione di un potere alternativo a quello dei triumviri. L'estensione del concetto di bonitas mira alla rigenerazione delle élite e al coinvolgimento di tutte le forze politiche esistenti.


TRECCANI ▶ VERBUM DE VERBO

/ Dignitas /

Dignitas indica la qualità di chi è degno di qualcosa e in ambito politico definisce la condizione di chi, grazie ai propri meriti, può aspirare al conferimento di una carica e all'elezione politica. La dignitas intesa come "merito" è un requisito necessario per chi intende percorrere il cursus honorum e svolgere gli officia all'interno dello Stato, per cui arriva ad assumere il significato di "posizione politica", "magistratura", "carica". Il termine, in virtù dei meriti provenienti dal rivestimento delle cariche, oltre al valore generico di "dignità", può assumere i significati di "prestigio", "stima", "credibilità" pubblica.