Il primo teorico della traduzione
Illustrando i metodi seguiti nel tradurre le due orazioni di Demostene ed Eschine, Cicerone si pone come il primo teorico della traduzione orientata verso il testo di arrivo. Egli si è comportato non come un interpres ma come un orator, ha cioè preferito una traduzione libera, piuttosto che letterale, ma tale che riproducesse il concetto e lo spirito della fonte greca («non ho ritenuto necessario tradurre parola per parola, ma ho mantenuto intatti l'intera natura e il valore delle parole», 5, 14).
L'asianesimo moderato
Educato all'asianesimo moderato della scuola rodia, Cicerone ribadisce ancora una volta l'importanza di mirare a una variĕtas stilistica: «Il miglior oratore è colui che con il suo discorso sa persuadere, dilettare, commuovere l'animo degli ascoltatori. Persuadere è un dovere, dilettare è a titolo di onore, commuovere è necessario» (par. 3).