Il primo teorico della traduzione

Illustrando i metodi seguiti nel tradurre le due orazioni di Demostene ed Eschine, Cicerone si pone come il primo teorico della traduzione orientata verso il testo di arrivo. Egli si è comportato non come un interpres ma come un orator, ha cioè preferito una traduzione libera, piuttosto che letterale, ma tale che riproducesse il concetto e lo spirito della fonte greca («non ho ritenuto necessario tradurre parola per parola, ma ho mantenuto intatti l'intera natura e il valore delle parole», 5, 14).

L'asianesimo moderato

Educato all'asianesimo moderato della scuola rodia, Cicerone ribadisce ancora una volta l'importanza di mirare a una variĕtas stilistica: «Il miglior oratore è colui che con il suo discorso sa persuadere, dilettare, commuovere l'animo degli ascoltatori. Persuadere è un dovere, dilettare è a titolo di onore, commuovere è necessario» (par. 3).

4. Le opere politico-filosofiche

Cicerone studia il pensiero greco fin da ragazzo; in seguito, si dedica egli stesso alla filosofia, in due momenti della sua vita caratterizzati dalla difficoltà a esercitare un ruolo attivo nella vita politica. Il primo periodo, che va dal 54 al 51 a.C., si colloca dopo la tragica esperienza dell'esilio, negli anni del triumvirato; a questo periodo risale la composizione del De re publica e la prima elaborazione del De legibus, sul modello rispettivamente della Politèia ("La repubblica") e dei Nòmoi ("Le leggi") di Platone. In questi due dialoghi di filosofia politica Cicerone medita sulla condizione dello Stato e delle leggi, analizza la realtà del suo tempo con l'acume e l'esperienza di chi ha rivestito un ruolo di primo piano nella politica di Roma e non è più nella posizione di farlo. Il secondo periodo è invece quello tra il 46 e il 44 a.C., durante la dittatura cesariana, ed è il più intenso e prolifico (vedi p. 432).

Le opere politiche di Cicerone non rispondono a un mero intento speculativo: dal momento che si alimentano della realtà politica e istituzionale, sono in linea con gli interessi pragmatici della cultura romana. Ne consegue una subordinazione della riflessione filosofica all'attività politica che consente di superare l'antitesi tra vita attiva e vita contemplativa: nel momento in cui si è costretti a una forzata pausa dall'impegno politico, si può ugualmente servire lo Stato con la propria attività intellettuale.

OPERE POLITICO-FILOSOFICHE

  • Cicerone vi si dedica nei momenti in cui è più distante dalla vita politica
  • La riflessione filosofica gli permette di mantenere un ruolo attivo e di sostegno allo Stato
  • Queste opere sono segnate dalla nostalgia del passato

Il De re publica

Il De re publica, composto tra il 54 e il 52 a.C. e pubblicato nel 51 a.C., è un trattato in forma di dialogo che consta di sei libri legati in tre diadi (coppie), ognuna delle quali è preceduta da un'introduzione e registra la conversazione di una giornata.
L'opera è ambientata nel 129 a.C. e ha come protagonista Scipione Emiliano, nella cui villa suburbana durante le feriae Latinae intervengono, oltre a lui, Gaio Lelio, Furio Filo, Mucio Scèvola l'Augure e altri prestigiosi personaggi dell'ambiente scipionico.
La scelta di collocare l'opera nel passato da un lato svela la nostalgia dell'autore per l'idea dello Stato romano sviluppatasi all'interno del circolo scipionico, dall'altro mira a conferire maggiore autorevolezza alle affermazioni degli interlocutori, in particolare di Scipione.