Nel secondo e nel terzo libro si esaminano rispettivamente il diritto sacrale (le XII Tavole) e l'ordinamento politico (le magistrature) di Roma. A differenza di Platone, che propone un modello legislativo utopistico, Cicerone, come nel De re publica, basa il proprio esame su un modello reale, cioè sulla tradizione legislativa romana, nella quale convivono la normativa religiosa e quella civile.

La difesa delle antiche leggi costituzionali tradisce la nostalgia dell'Arpinate nei confronti della tradizione e dei privilegi accordati alla classe dirigente. Cicerone infatti suggerisce l'accrescimento dei poteri del Senato, la cui istituzione dava sempre più allarmanti segni di sgretolamento, anche se crede che si debba evitare uno scontro frontale con il popolo, che va diretto e guidato (III, 23).


LE OPERE POLITICO-FILOSOFICHE

due trattati in forma di dialogo in cui si afferma la funzione pratica della filosofia e la sua subordinazione all'attività politica

  • De re publica (51 a.C.): per mezzo della figura di Scipione, Cicerone afferma la superiorità della costituzione romana e, in particolare, quella realizzata a Roma all'epoca degli Scipioni
  • De legibus (53-46 a.C.): è una storia del diritto e delle istituzioni di Roma, segnata dalla nostalgia del passato e dell'ormai decaduta auctoritas senatoria

5. Le opere filosofiche

Il secondo, e più fecondo, periodo dell'attività speculativa ciceroniana, dopo quello dedicato alla riflessione politica, va dal 46 al 44 a.C., durante il quale Cicerone affronta e tratta tutti i problemi fondamentali della filosofia. Nella sua riflessione filosofica si individuano i molteplici contributi della speculazione greca classica ed ellenistica.

A questi anni risale la stesura di un numero impressionante di opere, conservate interamente o in parte: i Paradoxa Stoicorum, gli Academica, i libri De finibus bonorum et malorum, le Tusculanae disputationes, il trattato De natura deorum, i due libri De divinatione, il libro De fato, i tre libri De officiis. Inoltre, si collocano sempre in questo periodo anche le traduzioni dell'Economico di Senofonte, del Protagora e del Timeo di Platone e la composizione di altre opere perdute, cioè la Consolatio, la Porciae laudatio per la vedova di Domizio Enobarbo, il Cato (l'Uticense), il De gloria, l'Hortensius, il De virtutibus, il De auguriis e il De iure civili.

L'esclusione dalla politica

Politicamente emarginato a causa della dittatura di Cesare e avvilito dalle vicende familiari (all'amarezza per il divorzio da Terenzia nel 46 a.C. si era aggiunto il dolore per la tragica morte di Tullia nel 45 a.C.), Cicerone si rifugia negli studi e in un biennio (45-44 a.C.) compone, con straordinaria celerità, un complesso di opere di interesse prevalentemente etico, che, insieme con i due dialoghi di filosofia politica (De re publica e De legibus), fondano la letteratura filosofica in lingua latina. Con la sua produzione Cicerone intende fornire al lettore romano un quadro della cultura filosofica e ampliare le cognizioni fino ad allora limitate quasi esclusivamente all'epicureismo.

OPERE FILOSOFICHE

  • Segnano l’inizio della letteratura filosofica in lingua latina
  • La filosofia ha un suo valore educativo e per questo può avere una funzione pratica
  • Nelle sue opere Cicerone espone tesi diverse e sceglie poi le più probabili e verosimili
  • Cicerone sceglie la forma dialogica ma predilige lunghi monologhi